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Esiste un progetto intergovernativo di Costituzione europea già bocciato da vari Paesi europei, che ora si tenta di far passare come Trattato, sottratto sia al referendum popolare sia ad un intervento correttivo dei Parlamenti nazionali i quali dovrebbero solo ratificare l’atto compiuto.

Fra pochi mesi avremo le elezioni europee e sarebbe opportuno mettere in rilievo che tale trattato prevale sul diritto degli Stati membri dell’Unione.

Ora tutti sappiamo che l’Unione ha legiferato su di noi non solo in tema monetario (obbligandoci a regole mortificanti), ma anche in tema di famiglia. Domani non potremo difenderci neppure appellando alla nostra Costituzione perché il Trattato prevarrà anche di fronte ad essa.

Queste catene ci vengono imposte non da un esercito, ma solo dall’oligarchia partitocratica che occupa il governo politico. Perciò occorrerà capire bene sia chi manderemo al Parlamento europeo sia chi manderemo al Parlamento nazionale: in caso contrario, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Don Ennio Innocenti

L’attuale gravissima crisi ecclesiale è responsabilmente diagnosticata come crisi di fede. Questa ha varie cause, ma una di queste cause è l’inquinamento teologico che condiziona una cattiva predicazione, una cattiva catechesi e una cattiva direzione spirituale delle coscienze. Pertanto per superare la crisi di fede bisogna anche risanare l’inquinamento teologico.

Infatti, a partire dal frequente spadroneggiamento dei teologi tra i Padri del Concilio Vaticano II, abbiamo assistito all’occupazione di tutte le cattedre di teologia da parte d’intellettuali cedevoli al soggettivismo trascendentalistico.

I Papi hanno cercato di rettificare l’andazzo con delle encicliche ma senza successo.

Papa Bergoglio ha battuto un altro sentiero: prima ha rivendicato il primato della prassi sulla astrattezza dottrinale, poi ha sbeffeggiato il “matrimonio teologico”, infine ha programmato che i teologi non siano invadenti. Ecco le sue parole: “I teologi facciano il loro lavoro, ma noi non aspettiamo che si mettano d’accordo. Anzi mettiamoli tutti a discutere su un’isola deserta“. Questo indirizzo deprime effettivamente l’importanza che i teologi si erano arrogati, ma non basta certo a risanare la teologia.

Questa dimensione culturale della vita ecclesiale ha bisogno anche d’una terapia culturale, ha bisogno che la cultura ecclesiastica riconosca l’errore del soggettivismo trascendentalistico, nato e cresciuto fuori della Chiesa Romana e poi in essa trapiantato.

Don Ennio Innocenti

Si è cittadini per civiltà, ossia per amore del bene comune, e si organizza la solidarietà civica con Istituzioni che sono politiche in quanto servono il bene comune. Il cittadino deve restare connesso con l’Istituzione  Politica (lo Stato) altrimenti la solidarietà non è più vitale

Per questo la solidarietà vissuta nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella promozione della salute… deve trovare forme per connettersi permanentemente con lo Stato. Tuttavia, spesso, i partiti sono assolutamente inadeguati a questo scopo, espropriano famiglia, scuola, lavoro della loro specifica voce, la sovrastano con la loro ideologia, che è soltanto opinione oligarchica,  partecipata e agitata dall’individuo, non dalla solidarietà vissuta.

Pertanto i partiti (movimenti d’opinione) sono la prima causa di distacco del cittadino dallo Stato.

La seconda causa è il mal governo, in quanto occupato dai partiti, strumenti ideologici di parte che si impongono alla società tramite le istituzioni da loro occupate. Si impongono a tutti con la forza

di cui dispongono le Istituzioni: la loro forza è così a servizio di una volontà di parte. Riemerge contro la vita vissuta la legge (positivismo giuridico).

In uno Stato, che rifletta la spontaneità vitale della solidarietà sociale, dovrebbero avere molto maggior peso le autentiche rappresentanze della solidarietà vissuta (dette “corpi intermedi”), filtri delle esigenze reali e anche delle opinioni interpretative del bene comune.

Noi abbiamo ricevuto una costituzione nella quale domina l’oligarchia partitocratica, varata mentre il nostro vincitore bellico occupava militarmente la Patria e sottratta al referendum dell’universalità rappresentativa dei cittadini, una costituzione sottoposta invano a severa critica degli eminenti scienziati del diritto, una costituzione che permette di sottomettere l’intero frutto del lavoro (rappresentato dal denaro) al dominio insindacabile di oligarchie private (s.p.a.) ammantate di bandiera patria.

Don Ennio Innocenti

La disputa ecumenica sull’intercomunione eucaristica coi protestanti non può esimersi di accertare le seguenti questioni:

1)    I Protestanti credono davvero che Gesù è Dio, il pane eucaristico è il Corpo di Lui?

Come le loro varie cristologie fanno dubitare della prima parte della domanda, così le loro varie filosofie fanno dubitare della seconda parte.

2)    I Protestanti credano davvero che Gesù Dio abbia con le parole eucaristiche attualizzato davanti ai suoi amici il suo dono sacrificale?

La loro insistenza esclusiva sul significato conviviale e simbolico dell’Eucarestia lo fanno dubitare.

3)    Ammesso che i Protestanti rifiutino il tentativo romano di attenuare l’evidenza dell’apparente contraddizione tra i sensi corporei e il consenso spirituale, tramite il concetto di sostanza, credono davvero che il comando divino Fate Questo sia rivolto esclusivamente agli amici (da tempo preparati al grande mistero del suo dono sacrificale e della sua resurrezione) e quindi agli eredi diretti della loro missione evangelizzatrice nei secoli?

Qualora essi rispondono positivamente alle tre domande, essi devono riconoscere d’aver interrotto la successione apostolica e di essere privi del mistero eucaristico ecclesialmente ordinato.

Quest’ultima ammissione vale anche per gli Anglicani: anch’essi hanno interrotto la successione apostolica.

Don Ennio Innocenti

Razionalità ordinata

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dic 082018

Il sistema nervoso centrale è a servizio del bene del corpo intero. Così anche tutta l’attività scientifica è al sevizio del bene umano comune. Naturalmente bisogna sapere quale è il bene comune, qualunque sia l’attività intrapresa: questa non è fine a se stessa, né ha per fine la glorificazione del ricercatore scientifico, né ha per fine il premio finanziario della ricerca stessa.

E’ ovvio che la ricerca scientifica sia libera, ma la sua divulgazione dev’essere responsabile e perciò controllata, a causa dei danni provocabili. Inoltre, poiché le ricerche, anche con prospettiva preziosa, non sono sempre immediatamente o a breve redditizie, è necessario l’impulso dell’Autorità che tutela il bene comune.

Per esempio: la prospettiva della terapia genica (specialmente in rapporto al trapianto d’organo e alla immunoterapia) è preziosissima, ma certo poco redditizia a breve, perché la grande mappa del genoma umano è sconosciuta.

Non siamo affatto in grado d’interpretare i segnali dei geni, di stabilire il numero esatto dei geni coinvolti in un processo e neppure conosciamo i processi che fanno cambiare il genoma. Non siamo perciò in grado di render conto degli effetti collaterali dei nostri interventi sui geni.

Perciò non si può contare su coloro che investono per un profitto esagerato (per giunta stabilito a priori!): bisogna contare sull’Autorità che tutela il bene comune e che sa perché si deve vivere. Ma se questa Autorità è in dominio di oligarchie miopi, allora la razionalità è nel disordine.

Don Ennio Innocenti

nov 242018

Emmanuel Mounier è uno dei famosi convertiti francesi del primo Novecento e, come quasi tutti i convertiti, adattatosi con qualche difficoltà e disagio alla vita ecclesiale, soprattutto a causa d’influssi ideologici e politici discutibili.

Egli si mantenne genuino (superando i condizionamenti culturali) grazie alla sua matrice contadina, che confessava con queste parole: “Spesso mi rivolgo con riconoscenza verso i miei quattro nonni contadini, davvero contadini, tutti e quattro, con la terra sotto le scarpe, la levata alle tre del mattino e la fetta di salame tra le dita”.

Così mantenne genuina la fede, nella prova famigliare (una figlia fu colpita da meningite), come prova una lettera alla moglie in cui si legge: “Che senso avrebbe tutto questo se la nostra bambina fosse soltanto una carne malata, un po’ di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti, un’immensità di mistero e d’amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo faccia a faccia; se ogni colpo non fosse una nuova elevazione che ogni volta, allorché il nostro cuore comincia ad abituarsi al colpo precedente, si rivela come una nuova richiesta di amore”.

In quel periodo anche noi in Italia avemmo famosi convertiti come Eugenio Zolli, Curzio Malaparte e di altri personaggi interessanti.

Don Ennio Innocenti

I love Mary

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nov 242018

Questo è il titolo di un libro edito da Mondadori, autore Sergio Ramazzotti: sono quasi cinquecento pagine sorprendenti.

Io sapevo che i tessitori di tappeti islamici raffiguravano volentieri temi cristiani e in un mio viaggio in Turchia, molto malvolentieri, rinunciai ad una preziosissima ultima cena, impostata sul modello leonardesco, ma tessuta mirabilmente in seta e oro. Sapevo altresì che l’immagine di Maria era diffusa in Egitto perfino nelle case, venerata come icona esemplare di maternità. Evidentemente il Corano, assieme all’elogio di Maria “tutta santa”, permette di più perché il fotoreporter Ramazzotti ha incontrato molti ritratti di Maria anche in Iraq. In realtà egli li documenta fino in Cina e perfino nei tatuaggi dei gangster. Cosa, quest’ultima, ben comprensibile in chi sa d’esser votato alla morte.

Certamente la presenza cristiana nel mondo si può dire ormai capillare, anche se ancora in proporzioni minime, inadeguate per una efficace evangelizzazione e tuttavia sufficienti per far filtrare temi, immagini, miti.

Naturalmente la Palestina araba ha recepito di più, e così vediamo artisti arabi impegnarsi in modo molteplice in temi cristiani.

Andreotti, in occasione di un mio anniversario sacro, mi trasmise, in dono, una preziosa raffigurazione dell’ultima cena di Gesù in madreperla, a lui offerta da Arafat.

Maria e Gesù… ad Jesum per Mariam.

Don Ennio Innocenti

nov 182018

Abbiamo avuto più di 260 Papi e ognuno ha portato un piccolo contributo ai millenni della fermentazione apostolica; lo stesso hanno fatto gli ultimi tre Papi.

Papa Wojtyla ha contribuito a fermare il principale persecutore del suo tempo e, scuotendo la timidezza dei credenti, l’ha rilanciati per le vie della faticosa riconquista.

Papa Ratzinger ha contribuito a fermare la principale sovversione interna del suo tempo e, avvertendo della necessità d’una nuova energia, ha iniziato la cura del corpo ecclesiale.

Papa Bergoglio porta il suo contributo al dialogo interreligioso mondiale, alla costruzione di ponti fra i popoli e all’adattamento delle risorse ecclesiali ai bisogni emergenti.

Tutti e tre questi Papi hanno avuto limitazioni di salute, di potentati estranei e anche d’incrinature interne.

In particolare l’ultimo Papa ha ingaggiato un duro confronto con una forma speciale di corruzione, che resiste perché derivante da una carenza spirituale sanabile solo con i lenti rimedi della responsabile libertà.

I prossimi Papi dovranno inventare nuove forme di unità apostolica da testimoniare al mondo ormai globale, nuove forme di rilancio apostolico laicale, nuove connessioni con mondi da evangelizzare utilizzando il loro nascosto seme del Verbo.

Compiti sovrumani a cui nessuno sarà proporzionato (com’è successo per i Papi precedenti), ma la grazia divina si fa strada tra la debolezza perché la redenzione aspetta la corredenzione.

Don Ennio Innocenti

nov 182018

Quando si paragona la famiglia alla Chiesa si avverte subito la sproporzione, tanto che si precisa spontaneamente che è una piccola Chiesa, non in riferimento alla grandezza del tempio o della società ecclesiale, bensì in riferimento al seme della fede. Infatti la Chiesa è costituita vitalmente dai Sacramenti, dei quali il primo è il battesimo che comincia con la professione di fede; ed è, appunto, la famiglia che trasmette il seme della fede, educa alla fede, testimonia la fede, che sola dà accesso alla Chiesa, da cui soltanto scaturiscono i Sacramenti.

Così quando si dice che Gesù è morto per i peccati, ci si riferisce al fatto che entrando nella storia degli uomini egli, il Santo, è restato irretito nella comunità degli uomini, delle relazioni umane, le quali sono intrise di peccato: era, quindi, inevitabile ch’egli ne fosse travolto fino a morirne; se proprio voleva essere santo tra i peccatori, doveva dimostrare di essere lui il più forte, rendendo così forti gli uomini che lo volessero.

Altra precisazione: si dice che il sangue prezioso di Gesù lava i peccati; è un’espressione poetica. Il sangue è prezioso non come elemento fisico (torrente fisiologico che pulisce ed è pulito in continuazione), ma per quel che significa, come dono totale, senza riserve, d’una vita che non è solo umana, perché Gesù è, sì, vero uomo, ma anche vero Dio e dona tutto di sé, anche la propria divinità a chi la vuole.

Quanto al lavaggio dei peccati esso si verifica in senso solo spirituale, nel senso che il peccatore, meravigliato del dono di sé che fa Gesù, vuole ricambiare il dono e così diventare santo come Gesù, ossia fare di sé un dono come ha fatto Gesù.

Don Ennio Innocenti

Dio e Antidio

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nov 132018

Molti baroni della cultura annientano Dio con la cortina fumogena dell’indeterminato, che degrada dialetticamente nel determinato per rifluire nell’indeterminato, ma capta anche il provocatore che, brutalmente, insinua, apertis verbis, che Dio ha bisogno del diavolo. A costui non basta che ricordiamo il catechismo di prima comunione (il quale scandisce che l’Essere Perfettissimo ha tutte le perfezioni senza difetto e senza limite, essendo proprio lui la perfezione di tutte le perfezioni): occorre che gli ricordiamo l’impreteribile ordine dell’essere.

Tutto è tranquillo infatti, quando apprendiamo che Dio esprime tutto sé, senza residui, nel suo Verbo, Dio da Dio e luce da luce: in quel dono reciproco, in quell’abbraccio unitario, “c’è festa in cielo”, per dirla con Gesù. Benché un dono così totale e radicale adombri già in noi l’idea d’un sacrificio. Ma diciamo pure con Gesù che c’è festa in cielo!

Le cose però si complicano se Dio voglia esprimersi oltre se stesso, perché in tal caso… necessariamente si limita nel suo darsi, in quanto qualunque essere creato è partecipato in misura necessariamente limitata, è sospeso sul niente.

Vero è che qualunque essere creato riflette l’infinito tanto che anche del più modesto è impossibile una conoscenza esaustiva, ma ogni essere è sempre un infinito radicalmente imperfetto che, pur indicando alla nostra scienza una via verso il Perfetto Infinito, quasi si direbbe volto al negativo, precipitante verso il nulla.

Noi siamo aperti all’infinito, a tutti i mondi, e ognuno li moltiplica in sé all’indefinito e tutti noi siamo più grandi di essi, trascendendoli, ma siamo pur sempre precari.

Più in alto si sale, più il piede è sull’abisso. Sperimentiamo tutti i giorni la fragilità dell’essere, del nostro essere. Ogni giorno è un dono e non è per nulla scontato il domani.

Ci sono persone, pur dottissime, che non valutano questa precarietà radicale dell’essere, e si prodigano oltre il dovuto nel lavoro, ma – ecco – ce li troviamo morti all’improvviso, quasi duro monito per i nostri giorni.

E anche se si ammette, come Dionigi, che tutti gli esseri, con tutte le loro perfezioni sono interconnessi, gerarchicamente e ordinatamente tra loro, anche allora si tratta sempre di un universo il cui atto d’essere è donato, sospeso sul non essere.

Si può immaginare un essere perfetto quanto si vuole, ma essendo esso creato è dipendente nell’essere ed è ordinato nell’universo degli esseri: se questo essere volesse andare contro l’ordine dell’essere è inevitabile che sperimenti – come dire? – la sua tragedia, il suo disastro, la contraddizione contro tutto e contro se stesso; una vertigine negativa.

Quest’essere (lo si chiami pure “diavolo”) non può affatto disporre del proprio esistere, non può neppure annullarsi, perché non è lui la fonte del suo essere così meravigliosamente dotato: egli deve servire all’ordine degli esseri, servirà comunque, suo malgrado, qualunque cosa voglia; il vero infinito perfettamente autosufficiente lo sovrasta.

Cosa si deve rispondere, dunque, al provocatore insinuante che Dio ha bisogno del diavolo? Viene in mente l’amaro sdegno di Gesù quando lo si offese brutalmente insinuando che egli fosse in combutta col diavolo!

Ma neppure col suo sdegno Gesù riuscì a scuotere e a far tornare in sé i suoi interlocutori, schiavi dei loro pregiudizi.

Infatti nulla il diavolo potrebbe in noi se noi non offrissimo, complici, spazi d’ambiguità, essendo non puri amici della verità; ma una volta che offriamo colpevolmente ospitalità all’errore, alla menzogna, allora apriamo la porta allo schiavista che ci allaccia nella sua disperata ribellione, nel suo disastroso pregiudizio.

Don Ennio Innocenti

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