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salv

feb 112019

E’ vero che noi siamo il nostro corpo, ma il nostro organismo corporeo non è solo bello e armonico, essendo anche dotato di strabilianti poteri trasformanti, come è evidente dalla trasformazione del cibo, ma anche dalla trasformazione della sensazione in pensiero.

Non si sa l’origine di questi strabilianti poteri; il ricorso che si fa al sistema nervoso (che è solo parte dell’organismo) è il balbettio di chi si ritrova strumenti inadeguati: infatti il pensiero non è il cervello e una mano artificiale è mossa dal pensiero.

Il fatto è che noi nasciamo con un misterioso potere capace di interpretare il primo sorriso, di coordinare emozioni, immagini, pensiero, ragionamento, un potere che ci permette di autocostruire liberamente il proprio patrimonio esperienziale.

Il senso del dovere è un mero fatto nervoso? L’apprezzamento del bene è un mero fatto nervoso?

Si straparla di neuroscienza, ma la nostra vita psichica è ben più vasta delle mere reazioni nervose, le quali sono soltanto al suo servizio.

Bisogna fare nuovamente posto alla filosofia, alla domanda che chiede la ragione adeguata al fatto. Ovviamente non può essere l’inconscio a rendere ragione della coscienza, né la cellula a rendere ragione dell’illimitato.

Bisogna dire che nasciamo con un potere che pervade il corpo, ma non è il corpo, gli è superiore. Noi siamo il nostro corpo e siamo anche qualcosa di più, di irriducibile al corpo.

Le persone religiose dicono: “Nasciamo con un potere (o legge) divino perfettamente coordinato col corpo, parente di ogni forma materiale e perciò capace d’interpretarla per qualche similitudine. E potrebbe darsi che tutto sia simile al lume divino originario”.

Don Ennio Innocenti

Svendita di chiese

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feb 032019

Il noto collasso della pratica religiosa nella popolazione e delle vocazioni dei ministri del culto ha messo in crisi la vitalità e il costoso mantenimento delle chiese, spesso importantissime anche come scrigni di arte e di storia. Di qui l’avvio d’una penosa chiusura, custodia, uso alternativo, vendita o anche svendita di molti edifici consacrati. Quando si dice “molti”, non si esagera.

In Germania le chiese sono più di 200 mila, in Italia più di 100.000, in Francia sono, ancora, più di 50.000.

Nessuno sa il numero dei luoghi di culto dei vari ordini religiosi o di proprietà privata, anch’essi a vario titolo “pericolanti”.

Finché questi edifici vengono convertiti in uso culturale o caritatevole, niente da obbiettare: i fedeli, nei secoli, si sono sacrificati per costruirli e abbellirli per la vita dello spirito, ma è giusto usarli anche per il bene della salute pubblica, se necessario; i dolori vengono quando vengono ceduti o venduti senza giuste condizioni. Sarebbe meglio, allora, abbatterli e vendere i terreni per gli usi consentiti dalla legge, utilizzando le somme ricavate per il mantenimento adeguato dei Templi residui o di nuovi nelle nuove aree abitate di recente o per opere pastorali e caritatevoli.

Durante la guerra di Spagna e la seconda guerra mondiale migliaia e migliaia di chiese furono abbattute e subito dopo ricostruite. Adesso c’e’ una crisi spirituale che porta, tra l’altro, alla svendita di edifici di culto. Ricostruiremo quando sarà tempo. E’ già successo.

Don Ennio Innocenti

feb 012019

Reinseritosi a Nazaret, Gesù prese certamente coscienza dell’originale ceppo di Jesse (nazir) cui il clan faceva riferimento.

E’ probabile che venisse informato sulla matrice genealogica di Maria e di Giuseppe, riferita anche dal Vangelo.

Non poteva certo ignorare il vincolo tribale sacerdotale della madre e deve aver avuto qualche contatto con il bambino di Elisabetta: anzi, quando i due s’incontrarono al Giordano, fanno capire a chi ascolta, con le frasi che si scambiano, di conoscersi e di stimarsi reciprocamente, nella consapevolezza d’una missione preparata dalla Provvidenza. Il cugino di Gesù si era già formato un giudizio esatto sulla missione spirituale del Nazareno, e trovò ovvio che Gesù si distaccasse subito dalla sua cerchia di discepoli, isolandosi presto per un lungo periodo per dare inizio ad una evangelizzazione più radicale della sua.

La madre di Gesù aveva rapporti parentali con una famiglia di un certo rilievo a Cafarnao, presso la quale godeva di un notevole prestigio.

Quanto a Giuseppe, il suo stesso lavoro lo rendeva disponibile almeno ad un largo ventaglio di compaesani, rapporti che furono naturalmente ereditati da Gesù finché poi egli se ne distaccò dopo l’indicazione clamorosa che ne fece il celebre Battezzatore.

Gesù si forma la sua squadra di collaboratori con calma e gradualità, attento non solo ad evitare dipendenze dal circolo del cugino, ma anche ad evitare connessioni coi parenti dominanti (associandosi persone di tutta modestia).

Dai nomi dei discepoli, tuttavia, sorge l’ipotesi ch’egli abbia voluto lasciare uno spiraglio attrattivo per il partito, diciamo, degli insofferenti.

Accetta d’entrare in positivo rapporto col comandante romano di Cafarnao e anche con una signora di alto rilievo sociale (la moglie del ministro delle finanze del Re), che apriva una porta favorevole sia alla corte palestinese sia al circolo “coloniale”, probabilmente tenuto dalla moglie del Procuratore Romano.

Quando gli viene posto pubblicamente il problema politico dei rapporti con l’Autorità Romana, Gesù fa una distinzione che ammette collaborazione tra l’area sociopolitica e l’area propriamente sacrale, soddisfacente per ogni persona ragionevole.

Don Ennio Innocenti

gen 272019

Fra i recensori che mi hanno onorato della loro attenzione per la nuova edizione del libro “Statisti Cattolici Europei”, ce n’è uno, precisamente il prof. Roberto De Albentiis, che – nel suo perfetto panorama di considerazioni – ha inserito una velata critica per la mia omissione di un profilo di Robert Schuman, che gli storici considerano “Padre dell’attuale Unione Europea” insieme a De Gasperi e ad Adenauer. E’ opportuno che spieghi la mia omissione.

Schuman era cittadino tedesco, formatosi in università tedesche e inserito nei quadri tedeschi; tuttavia, con l’occupazione francese dell’Alsazia-Lorena del 1918, divenne un politico francese e nel 1940 aderì, anche se per poco, al governo di Petain; nel 1945, dietro raccomandazione dello spesso discusso Pierre Mendès-France, diventò Ministro delle Finanze, poi – per pochi mesi – Presidente del Consiglio e, infine, durante otto Governi, Ministro degli Esteri. E’ in questa veste che, in stretta collaborazione con Jean Monnet (longa manus degli Statunitensi), operò per reintegrare la Germania nella comunità dei popoli europei.

E’ proprio per non essere riuscito a focalizzare l’influsso di Monnet su Schuman che ho preferito omettere un profilo del personaggio.

C’è ora una richiesta d’indagare sulle sue virtù cristiane con un formale procedimento canonico (come per De Gasperi): può darsi che da questo processo esca una biografia chiarificatrice.

Tuttavia è un fatto che i padri cattolici della presente Unione Europea ci hanno lasciato una Istituzione fondamentalmente liberale, lontana dalle radici spirituali rivendicate dai Papi.

Don Ennio Innocenti

Esiste un progetto intergovernativo di Costituzione europea già bocciato da vari Paesi europei, che ora si tenta di far passare come Trattato, sottratto sia al referendum popolare sia ad un intervento correttivo dei Parlamenti nazionali i quali dovrebbero solo ratificare l’atto compiuto.

Fra pochi mesi avremo le elezioni europee e sarebbe opportuno mettere in rilievo che tale trattato prevale sul diritto degli Stati membri dell’Unione.

Ora tutti sappiamo che l’Unione ha legiferato su di noi non solo in tema monetario (obbligandoci a regole mortificanti), ma anche in tema di famiglia. Domani non potremo difenderci neppure appellando alla nostra Costituzione perché il Trattato prevarrà anche di fronte ad essa.

Queste catene ci vengono imposte non da un esercito, ma solo dall’oligarchia partitocratica che occupa il governo politico. Perciò occorrerà capire bene sia chi manderemo al Parlamento europeo sia chi manderemo al Parlamento nazionale: in caso contrario, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Don Ennio Innocenti

L’attuale gravissima crisi ecclesiale è responsabilmente diagnosticata come crisi di fede. Questa ha varie cause, ma una di queste cause è l’inquinamento teologico che condiziona una cattiva predicazione, una cattiva catechesi e una cattiva direzione spirituale delle coscienze. Pertanto per superare la crisi di fede bisogna anche risanare l’inquinamento teologico.

Infatti, a partire dal frequente spadroneggiamento dei teologi tra i Padri del Concilio Vaticano II, abbiamo assistito all’occupazione di tutte le cattedre di teologia da parte d’intellettuali cedevoli al soggettivismo trascendentalistico.

I Papi hanno cercato di rettificare l’andazzo con delle encicliche ma senza successo.

Papa Bergoglio ha battuto un altro sentiero: prima ha rivendicato il primato della prassi sulla astrattezza dottrinale, poi ha sbeffeggiato il “matrimonio teologico”, infine ha programmato che i teologi non siano invadenti. Ecco le sue parole: “I teologi facciano il loro lavoro, ma noi non aspettiamo che si mettano d’accordo. Anzi mettiamoli tutti a discutere su un’isola deserta“. Questo indirizzo deprime effettivamente l’importanza che i teologi si erano arrogati, ma non basta certo a risanare la teologia.

Questa dimensione culturale della vita ecclesiale ha bisogno anche d’una terapia culturale, ha bisogno che la cultura ecclesiastica riconosca l’errore del soggettivismo trascendentalistico, nato e cresciuto fuori della Chiesa Romana e poi in essa trapiantato.

Don Ennio Innocenti

Si è cittadini per civiltà, ossia per amore del bene comune, e si organizza la solidarietà civica con Istituzioni che sono politiche in quanto servono il bene comune. Il cittadino deve restare connesso con l’Istituzione  Politica (lo Stato) altrimenti la solidarietà non è più vitale

Per questo la solidarietà vissuta nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella promozione della salute… deve trovare forme per connettersi permanentemente con lo Stato. Tuttavia, spesso, i partiti sono assolutamente inadeguati a questo scopo, espropriano famiglia, scuola, lavoro della loro specifica voce, la sovrastano con la loro ideologia, che è soltanto opinione oligarchica,  partecipata e agitata dall’individuo, non dalla solidarietà vissuta.

Pertanto i partiti (movimenti d’opinione) sono la prima causa di distacco del cittadino dallo Stato.

La seconda causa è il mal governo, in quanto occupato dai partiti, strumenti ideologici di parte che si impongono alla società tramite le istituzioni da loro occupate. Si impongono a tutti con la forza

di cui dispongono le Istituzioni: la loro forza è così a servizio di una volontà di parte. Riemerge contro la vita vissuta la legge (positivismo giuridico).

In uno Stato, che rifletta la spontaneità vitale della solidarietà sociale, dovrebbero avere molto maggior peso le autentiche rappresentanze della solidarietà vissuta (dette “corpi intermedi”), filtri delle esigenze reali e anche delle opinioni interpretative del bene comune.

Noi abbiamo ricevuto una costituzione nella quale domina l’oligarchia partitocratica, varata mentre il nostro vincitore bellico occupava militarmente la Patria e sottratta al referendum dell’universalità rappresentativa dei cittadini, una costituzione sottoposta invano a severa critica degli eminenti scienziati del diritto, una costituzione che permette di sottomettere l’intero frutto del lavoro (rappresentato dal denaro) al dominio insindacabile di oligarchie private (s.p.a.) ammantate di bandiera patria.

Don Ennio Innocenti

La disputa ecumenica sull’intercomunione eucaristica coi protestanti non può esimersi di accertare le seguenti questioni:

1)    I Protestanti credono davvero che Gesù è Dio, il pane eucaristico è il Corpo di Lui?

Come le loro varie cristologie fanno dubitare della prima parte della domanda, così le loro varie filosofie fanno dubitare della seconda parte.

2)    I Protestanti credano davvero che Gesù Dio abbia con le parole eucaristiche attualizzato davanti ai suoi amici il suo dono sacrificale?

La loro insistenza esclusiva sul significato conviviale e simbolico dell’Eucarestia lo fanno dubitare.

3)    Ammesso che i Protestanti rifiutino il tentativo romano di attenuare l’evidenza dell’apparente contraddizione tra i sensi corporei e il consenso spirituale, tramite il concetto di sostanza, credono davvero che il comando divino Fate Questo sia rivolto esclusivamente agli amici (da tempo preparati al grande mistero del suo dono sacrificale e della sua resurrezione) e quindi agli eredi diretti della loro missione evangelizzatrice nei secoli?

Qualora essi rispondono positivamente alle tre domande, essi devono riconoscere d’aver interrotto la successione apostolica e di essere privi del mistero eucaristico ecclesialmente ordinato.

Quest’ultima ammissione vale anche per gli Anglicani: anch’essi hanno interrotto la successione apostolica.

Don Ennio Innocenti

Razionalità ordinata

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dic 082018

Il sistema nervoso centrale è a servizio del bene del corpo intero. Così anche tutta l’attività scientifica è al sevizio del bene umano comune. Naturalmente bisogna sapere quale è il bene comune, qualunque sia l’attività intrapresa: questa non è fine a se stessa, né ha per fine la glorificazione del ricercatore scientifico, né ha per fine il premio finanziario della ricerca stessa.

E’ ovvio che la ricerca scientifica sia libera, ma la sua divulgazione dev’essere responsabile e perciò controllata, a causa dei danni provocabili. Inoltre, poiché le ricerche, anche con prospettiva preziosa, non sono sempre immediatamente o a breve redditizie, è necessario l’impulso dell’Autorità che tutela il bene comune.

Per esempio: la prospettiva della terapia genica (specialmente in rapporto al trapianto d’organo e alla immunoterapia) è preziosissima, ma certo poco redditizia a breve, perché la grande mappa del genoma umano è sconosciuta.

Non siamo affatto in grado d’interpretare i segnali dei geni, di stabilire il numero esatto dei geni coinvolti in un processo e neppure conosciamo i processi che fanno cambiare il genoma. Non siamo perciò in grado di render conto degli effetti collaterali dei nostri interventi sui geni.

Perciò non si può contare su coloro che investono per un profitto esagerato (per giunta stabilito a priori!): bisogna contare sull’Autorità che tutela il bene comune e che sa perché si deve vivere. Ma se questa Autorità è in dominio di oligarchie miopi, allora la razionalità è nel disordine.

Don Ennio Innocenti

nov 242018

Emmanuel Mounier è uno dei famosi convertiti francesi del primo Novecento e, come quasi tutti i convertiti, adattatosi con qualche difficoltà e disagio alla vita ecclesiale, soprattutto a causa d’influssi ideologici e politici discutibili.

Egli si mantenne genuino (superando i condizionamenti culturali) grazie alla sua matrice contadina, che confessava con queste parole: “Spesso mi rivolgo con riconoscenza verso i miei quattro nonni contadini, davvero contadini, tutti e quattro, con la terra sotto le scarpe, la levata alle tre del mattino e la fetta di salame tra le dita”.

Così mantenne genuina la fede, nella prova famigliare (una figlia fu colpita da meningite), come prova una lettera alla moglie in cui si legge: “Che senso avrebbe tutto questo se la nostra bambina fosse soltanto una carne malata, un po’ di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti, un’immensità di mistero e d’amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo faccia a faccia; se ogni colpo non fosse una nuova elevazione che ogni volta, allorché il nostro cuore comincia ad abituarsi al colpo precedente, si rivela come una nuova richiesta di amore”.

In quel periodo anche noi in Italia avemmo famosi convertiti come Eugenio Zolli, Curzio Malaparte e di altri personaggi interessanti.

Don Ennio Innocenti

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