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Quand’ero insegnante di storia, oltre le comparazioni storiche continentali, m’interessarono le grandi visioni complessive e lessi Spengler, Evola, Jaspers,.. finché m’imbattei in Toynbee, il migliore di tutti fino al presente.

Toynbee era riuscito a comparare tutte le principali civiltà storiche del mondo e a trarne i criteri del loro sviluppo e della loro decadenza, fino a prospettare opinabili ipotesi di sviluppo futuro.

Toynbee non era un filosofo della storia, era uno scienziato, ma si spingeva fino ai limiti del metodo scientifico, oltrepassando i quali si diventa filosofi.

Ancor meno Toynbee era religioso alla ricerca del senso teologico della storia, benché egli si spingesse anche all’esame delle religioni, ma in quanto generatrici di civiltà storiche.

Siccome non cadde nella concezione ciclica dell’eterno ritorno, la sua visione generale restava aperta al possibile futuro positivo.

Poiché mantenne l’ancoraggio all’osservazione realistica, non cadde nella tentazione di sopravvalutare la politica già sperimentata.

Soprattutto vide che le religioni e le ideologie potevano decadere con effetti di frantumarsi in suicidi nazionalismi e per questo previde che solo la religione che si mantenesse universale (e perciò spirituale) sarebbe riuscita ad animare una civiltà universale futura.

Don Ennio Innocenti

nov 112018

Il dominio culturale dell’illuminismo progredito nel periodo post-napoleonoico, inquadrato nell’economia industriale borghese, maturò una cultura materialistica e positivistica, mediata dal post-kantismo, vantata soprattutto dai politicanti socialisti. Ma in Italia, alla fine dell’Ottocento, l’eredità post-kantiana fu sottoposta a una revisione dell’hegelismo soprattutto per opera di Croce e Gentile, che confutarono il marxismo ed esercitarono con il loro nuovo idealismo una loro egemonia culturale antipositivista, che si estese anche alla classe degli insegnanti e, per mezzo del fascista Gentile, perfino alla generalità degli studenti.

Anzi, anche il fondatore del partito comunista italiano, Gramsci, ripensò il marxismo sotto l’influsso gentiliano, tanto che dette la massima importanza alla cultura invece che alla produzione economica. E questo mutamento fu probabilmente una delle ragioni per cui la classe intellettuale italiana, caduto Gentile con il fascismo, passò facilmente dal predominio dell’idealismo gentiliano a quello del predominio post-gramsciano.

Tuttavia mettendo al primo posto la cultura, è accaduto che, dominando pur sempre l’immanentismo della cultura illuminista, non si è potuto evitare la progressione della crisi della mentalità immanentista orientata al nichilismo.

In questo quadro di crisi generale della cultura, avrebbe potuto riemergere l’essenziale della cultura cristiana soggiacente nel popolo, ma purtroppo si ha l’impressione che i ministri della Chiesa non sono affatto consapevoli della alternativa che essi potrebbero rappresentare.

Don Ennio Innocenti

nov 052018

Frequentemente accade che le autorità di polizia riscontrino in delinquenti comuni e terroristi islamici segni di instabilità psichica.

Ognuno è responsabile della auto costruzione del proprio patrimonio  psichico a partire dalle prime esperienze di vita.

Questo patrimonio è simile ad una architettura, un edificio, un tempio. Esso se ben costruito e se non è urtato dall’esterno appare stabile, coerente funzionale. Può capitare che da cattiva costruzione o cattiva manutenzione esso diventi poco stabile, ma possa ancora essere salvato.

Più difficile se non resiste a urti esterni.

Il caso più frequente è il primo, quello del delinquente comune che, riconosciuto tempestivamente come bisognoso di cure, può essere ristabilito.

Nel caso dell’islamico che diventa terrorista si verifica probabilmente l’urto esterno al quale egli non sa resistere, non è capace di assorbirlo, di integrarlo nel patrimonio precedente che lo faceva apparire stabile.

L’urto di cui parlo come esterno è di tipo sociale, culturale: la tensione cresce, non si riesce a controllarla, esplode fuori del controllo razionale. Mi pare che la cultura islamica contenga spinte che favoriscono la crescita della tensione.

E’ evidente la tensione fanatica che oppone sciiti e sunniti, ma anche la tensione istillata fin dalla puerizia tra fedeli e infedeli; lo stesso generale rifiuto islamico di interpretare il Corano e adattarlo alle situazioni storiche, l’esagerato letteralismo della sua comune lettura è fonte di tensione e disagio tale da diventare sofferenza intollerabile.

Anche per evitare questo genere di tensione in ambiente cristiano San Paolo raccomandava di coltivare i doni dello Spirito Santo tutti fattori di calma, serenità, dolcezza, tolleranza, pace e ammoniva: attenti! La pietas, l’atteggiamento filiale e affettuoso, è sempre utile.

Don Ennio Innocenti

Sovranismo

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ott 292018

La parola “sovrano” viene da “superiore” o “supremo”, mentre l’aggiunta dell’ismo indica l’ideologia e l’esaltazione del superiore.

E’ chiaro che in senso assoluto sovrano è solo Dio sicché l’attribuzione della divinità allo Stato, come fece Hegel (e dopo di lui tanti altri ideologi) è empia.

Di male in peggio si va quando la sovranità viene attribuita all’individuo che è un dio ben meschino.

La cosa va forse meglio quando la sovranità viene attribuita al popolo? Forse il popolo è dio? Lo Stato è uno strumento per organizzare un popolo e un popolo è una solidarietà subordinata al bene comune.

Tuttavia c’è un senso accettabile della parola sovrano si verifica quando si vuole significare che lo Stato non riconosce d’essere dipendente da un altro Stato o da un gruppo di Stati, a meno che non si tratti di Stati tutti in solidarietà subordinati al loro bene comune.

Così pure è accettabile dire che il Parlamento è sovrano nel senso che, all’interno delle istituzioni che costituiscono lo Stato, il Parlamento è la prima istituzione, superiore alle altre, di cui proprio il Parlamento determina le competenze. Ma anche il Parlamento è uno strumento.

Lasciamo stare la sovranità della democrazia che è la credenza nella saggezza collettiva dell’ignoranza collettiva, come se la somma di ciechi facessero un vedente o, peggio, un veggente. Peggio che mai quando si parla della sovranità della magistratura, ossia dei tribunali, specialmente quando i tribunali si dicono “del popolo”.

Don Ennio Innocenti

ott 292018

Queste due realtà istituzionali hanno un numero equivalente di “cittadini”, ma quelli della Cina sono ristretti in una determinata regione asiatica, mentre quelli della Chiesa sono diffusi in tutti i continenti del globo.

In Cina il governo è gestito interamente dal Partito (laicista ed economicista), composto da novanta milioni di membri.

A novanta milioni si dice che assommino in Cina complessivamente i cristiani, mentre i cattolici sarebbero, al più, un terzo di quella somma complessiva.

I cristiani, generalmente, hanno ereditato dal loro Fondatore la distinzione fra Dio e Cesare, Chiesa e Stato, Religione e Politica, distinzione che è la matrice dell’autonomia del laicato e che permette la convivenza concordata fra Chiesa e Stato.

Inoltre i cristiani, generalmente, hanno ereditato la convinzione del valore delle realtà materiali, della funzionalità morale della realtà economica, del valore del lavoro e della solidarietà tra tutti i partecipanti al lavoro, convinzione che è la matrice della razionalità del progresso economico e civile e che permette il coordinamento dell’impegno lavorativo.

Queste basi potrebbero permettere una crescente intesa fra Chiesa Cattolica e Repubblica Cinese, nella moderazione delle ideologie e nel contributo reciproco alla pace fra le Nazioni.

La Chiesa ha una lunga esperienza di persecuzioni e anche la Cina ha memoria di amare sopraffazioni, sicché è auspicabile che ambedue facciano tesoro dell’esperienza per crescere nella pacifica e costruttiva intesa.

Don Ennio Innocenti

Il nome del Creatore

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ott 252018

L’uomo antico non dubitò mai che tutti gli esseri mondani da lui sperimentati dipendessero da un Essere infinitamente perfetto, ma innominabile e misterioso, sicché lo nominò in vario modo ben sapendo che i suoi nomi erano inadeguati.

Quando ero ginnasiale restai molto sorpreso nell’apprendere la somiglianza tra il nome di Giove e quello di Yahweh o Geova.

Allora non sapevo il rimescolio di popoli che si era verificato dopo l’ultima grande mutazione climatica di 5 – 10 mila anni or sono, ma mi restò a lungo, anche successivamente, l’enigma che la dizione greca di Giove, che si leggeva Ia-pater (in latino Iuppiter), diventava, nella declinazione dell’accusativo Dia, da cui veniva il nome, da noi preferito, Dio.

Mi contentavo della spiegazione che il nome Dio avesse la stessa radice del latino dies che significa giorno. Mi piaceva che la cupola illuminata del cielo significasse la divinità e che Gesù stesso vi avesse fatto allusione connettendo il Padre Divino col Cielo (Padre che sei nei cieli).

Quale è stata ora la mia sorpresa nell’apprendere che i Cinesi, forse prima dei Greci, chiamassero il dio supremo proprio col nome Di.

Sapevo che lo chiamassero “cielo”, ma non che lo nominassero Di, proprio come noi.

Forse la grande migrazione che scese dal Nord circa tre-quattro mila anni prima di Cristo e che affluì certamente fino al Mediterraneo e all’India interessò anche la regione cinese. Mi piace crederlo.

Don Ennio Innocenti

ott 252018

Italia e Turchia si sono politicamente formate nell’Ottocento con reciproche relazioni e sotto l’influsso di potenze esterne.

Nel primo Novecento Italia e Turchia si sono caratterizzate prima per forte influsso massonico e poi per il loro progressivo inserimento in un sistema tendenzialmente globale, dominato dagli Statunitensi, ai quali hanno subordinato i loro interessi nazionali, pur mantenendo rapporti con l’antagonista principale degli Statunitensi in Europa, la Russia. La Turchia, però, ha iniziato un processo di rivendicazione autonomista con il suo intervento militare a Cipro nel 1974, mentre l’Italia restava sotto tutela statunitense negli anni di piombo (’77 /’84) e non riusciva a proteggere i propri interessi in Libia.

Successivamente gli Statunitensi, avvertendo le tendenze autonomistiche dei militari turchi, puntano su due personaggi politici Gülen ed Erdogan.

A causa della pericolosa reazione dei Turchi antiamericani, Gülen trova protezione in Pennsylvania, ma di là inizialmente sostiene Erdogan per contenere i militari. Intanto Erdogan si costruisce una sua autonomia, malgrado un colpo di stato che cerca di attribuire a Gülen. Nel frattempo l’Italia berlusconiana aveva tentato un effimero inserimento della Russia putiniana nel sistema occidentale (non tollerato dagli Statunitensi), ma Erdogan procede nell’eliminazione dell’influsso di Gülen (2016) con l’aiuto dei Russi e la solidarietà dell’Iran.

Attualmente l’Italia oscilla tra gli interessi che vede profilarsi con Russia e Iraniani, da una parte, e gli interessi libici tutelati da Trump, dall’altra.

Finchè Trump non sarà libero nello svolgere la “sua “politica nei confronti dei Russi, l’Italia è in sospeso più della Turchia (anch’essa incerta nella Nato).

Don Ennio Innocenti

ott 212018

Il simbolo di questa famosa rivoluzione è rappresentato da Robespierre, un giovane avvocato di provincia uscito da un collegio gesuitico, che  prese a cuore la rivendicazione dei diritti democratici per tutti, opponendosi anche alla pena di morte; però, quando si accorse che la classe alta stava per riprendere in mano le redini del potere, impose una stagione di terrore scatenando i sanculotti (cioè i poveri delle città e delle campagne) e mandando a morte migliaia di oppositori; pose, così, fine all’anarchia, ma anche alla democrazia.

Alla sua caduta segue l’inizio della repubblica dei proprietari, cui segue presto Napoleone. I proprietari restano al potere fino alla caduta di Napoleone III: dopo di lui c’è una fiammata degli eredi dei sanculotti, i comunisti che instaurano la breve stagione de “La Comune”, che Teofilo Gautier chiamava la stagione delle belve, con l’assassinio di centinaia di religiosi; Emile Zola ne parlò come di un “bisogno di sangue”, mentre George Sand definì quest’ultima fase della rivoluzione “i saturnali della follia”.  Flaubert avrebbe voluto una punizione proporzionata per queste migliaia di fanatici, ma ci si contentò di allontanarli.

Tutto questo scombussolamento non sarebbe stato affatto necessario, sentenziò Alexis de Tocqueville, per arrivare alla democrazia liberal borghese dell’Ottocento, come fu evidente in Inghilterra.

Del resto, anche la rivoluzione di Lenin a che cosa ha approdato? Abbiamo sotto gli occhi l’attuale oligarchia russa.

I rivoluzionari sono in genere persone frettolose, che non si rendono conto del tenace tessuto degli intrecci sociali storici.

Don Ennio Innocenti

Il progettato trattato della Costituzione Europea parla del “ruolo centrale della persona umana”. Avere un ruolo significa avere un posto, una parte, una funzione in un certo contesto (un ufficio, un teatro, una squadra sportiva…). Qui il contesto è la normativa giuridica progettata come costituzionale. Dunque l’espressione significa che in tale normativa la persona umana ha un posto centrale, è il centro di riferimento delle norme previste: però non dice perché, non dice la ragione della sua preminenza, della sua importanza, della sua attrazione, della sua virtù regolatrice.

Questa reticenza fa capire che il legislatore non parte da una realtà incontestabile, dal dato storico e vissuto (dalla società da rappresentare nelle norme), ma da opinioni ideologiche (forse vaghe, forse contraddittorie, forse non condivise).

Infatti la realtà storica indubitabile (vissuta per secoli e secoli) dice che il concetto di persona è nato all’interno della cultura cristiana per esprimere la superiorità dell’uomo rispetto ad ogni altro essere materiale e la sua grandezza di origine (Dio) e di fine (Dio), la sua esperienza infinita sull’intera realtà (perfino su Dio): di qui il suo valore non subordinabile ad ogni altro valore mondano, anche se coordinabile in gerarchia con ogni altro valore mondano.

Per questa sua unica sovranità spirituale la persona umana diventa il centro di ogni ragionevole organizzazione giuridica. Perché non lo si dice? Perché i rappresentanti francesi non l’hanno voluto. Ma così non si capisce perché la persona umana è centrale.

Don Ennio Innocenti

Il progetto di Costituzione dell’Europa dichiara di volersi ispirare ai “valori umanistici” dell’Europa, ma non li precisa, mentre essendo plurali sarebbe bene ordinarli in gerarchia ragionevole. Questo non sarebbe difficile, se li leggessimo nella storia, perché l’esaltazione di tali valori è stata massima nella storia cristiana, da quando i popoli hanno accettato il fatto che Dio si è congiunto nell’uomo in Gesù, il quale ha mostrato la perfetta comunione con Dio e con gli uomini figli tutti di Dio.

Questa esaltazione è così pregnante da aver avuto bisogno di secoli per esprimersi, ma è venuta ormai in piena luce, anche in mezzo alle contraddizioni, provocando una rivoluzione permanente che ispira l’adeguarsi dalla società umana a quei valori.

I valori massimi sono l’intelligenza, capace di interpretare il mondo con verità, e la volontà, capace di ordinare l’azione secondo la gerarchia del bene sperimentato, donde la responsabilità dei singoli e delle società.

Poiché il modello umano cristiano non è gradito, l’umanesimo è sradicato dalla sua storia, cieco di fronte all’attuale risultato storico reso evidentemente dall’ascesa delle barbarie. Dopo l’ultima barbarie bellica europea sembrava che i popoli avessero ritrovato la via dell’umanesimo cristiano, invece la barbarie è riemersa contro i bambini, i poveri e i deboli.

Don Ennio Innocenti

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