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I Vangeli ci attestano che Gesù fu ucciso a Pasqua, ma di venerdì, mentre la sua ultima cena sarebbe avvenuta di giovedì; queste indicazioni tradizionali hanno suscitato vari problemi tra gli esegeti; alcuni mistici hanno complicato queste discussioni, finché poi sono arrivati gli ingegneri, i fisici, gli astronomi e altri scienziati con i loro calcoli, che pare abbiano trovato la ragione della giusta coincidenza: nell’anno 34 la Pasqua astronomica ebraica sarebbe caduta eccezionalmente di venerdì e, calcolando i giorni secondo l’attuale nostro calendario, Gesù sarebbe stato crocifisso il 21 aprile dell’anno 34.

Ora c’è un’altra coincidenza da rilevare, ossia che il 21 aprile è la festa del Natale di Roma. Quest’ultima coincidenza dovette impressionare coloro che, qualche tempo dopo, misero a confronto il terremoto e l’eclisse straordinaria di quel giorno, registrati da vari testimoni estranei, con il racconto evangelico; tra questi spicca il Bibliotecario imperiale del Pantheon, che era cristiano.

Come poteva sfuggire questa coincidenza per coloro che erano stati educati a considerare in una prospettiva religiosa il destino di Roma, secondo il mito è saltato anche dal poeta Virgilio?

Gesù morì in coincidenza, sì, con la Pasqua ebraica, ma anche in coincidenza con il Natale di Roma, e proprio Roma sarebbe diventata, nei secoli successivi, il centro promozionale dell’evangelizzazione mondiale, che esalta il sacrificio di Gesù come la chiave interpretativa dell’intera storia dell’umanità.

Don Ennio Innocenti

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