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Non si dice “spazzino”, ma “operatore”; non si dice “prigione” ma “casa circondariale”. Del pari non si dice “aborto” ma “interruzione di gravidanza” e così via. Provocare la morte di un ammalato si chiama “eutanasia”; esprimere la sovrana volontà di essere ucciso in malattia si chiama “testamento biologico” (dove biologico sta per antibiologico).

Queste acrobazie terminologiche sono state inventate per non far cogliere attraverso le parole, comuni e veritiere, la realtà: le parole sono nate nell’epoca in cui la gente credeva di conoscere la realtà ed esprimeva questa conoscenza con parole adatte a significarla. Ma poi si disse che non si dava affatto conoscenza della realtà: quel che noi chiamavamo mondo e realtà era solo fenomeno, un prodotto mentale, sicché le parole erano solo artifici convenzionali e arbitrari.

Tuttavia, poiché quando uno vuole una mela, compra una mela e dice proprio mela, allora si è pensato che fosse meglio mettere delle maschere a certe volontà ritenute “sovrane”, intangibili, ma sgradevoli a chiunque. Tu sei il “sovrano”, gli altri sono “assistenti”, quasi fossero la tua “corte” che esegue quel che tu desideri (i tuoi desideri sono diventati i tuoi diritti e gli altri tuoi strumenti: tu li paghi!).

Don Ennio Innocenti

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