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L’artista cristiano sa che Dio, nella sua consapevolezza gioiosa di essere, ha voluto donare se stesso alla creazione: questa riflette Lui nella infinita polivalenza del sue forme, nell’ordine armonico dell’universo, soprattutto nella capacità dell’uomo di trascendere l’universo, se stesso e il suo proprio atto di trascendimento ed è perciò libero di rispondere col dono di sé.

Finché l’uomo mantiene questa consapevolezza di riconoscente dipendenza da Dio, potrà collaborare con Dio in tutto, anche nell’opera della redenzione umana, anche nella redenzione di se stesso, in unione con Dio. Così l’artista, proprio parlando col suo genio, può diventare, in collaborazione con Dio, apostolo nel tessuto civile degli uomini per far crescere il dono divino nell’uomo e quasi far fermentare e crescere la partecipazione alla divinità dell’uomo.

Infatti la grazia divina sempre opera dell’uomo e l’artista cristiano sa riconoscere la sua orma, vede brillare la sua traccia e perfino nella descrizione e ho raffigurazione del male fa trasparire almeno un raggio della presenza divina.

Don Ennio Innocenti

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