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I ragazzi si guardano intorno e vedono i monumenti delle generazioni passate e si accorgono che sono in prevalenza religiosi: è la scuola che dovrebbe insegnare loro che quei monumenti sono espressione della coscienza dell’intero Popolo italiano, com’è evidente dalla letteratura che la scuola stessa propone.

Bisognerebbe spiegare ai ragazzi che tanto Francesco che Jacopone sono dei convertiti, come Dante, soprattutto, dopo un periodo di errori anche dottrinali, e anche Boccaccio, come risulta da documenti noti solo ai professori. Di Petrarca sarebbe necessario mettere in luce la sua solidarietà col fratello sacerdote, le opere latine, e – soprattutto – il sublime cantico dell’Assunta, pari a quello di Bernardo/Dante nel Paradiso. È deplorevole che si taccia delle intenzioni sicuramente cristiane di Ariosto e di Tasso. Anche nel Settecento e Ottocento gli esempi letterari di Foscolo e di Monti sono attraversati da luci cristiane; Manzoni è un convertito; le intenzioni cristiane di Tommaseo sono indubbie; Leopardi ha un inizio e una fine sicuramente cristiani; cristiani sono anche Belli e Giusti; Zanella è un sacerdote; anche Carducci e Pascoli sono due velati convertiti; Mameli, allievo degli Scolopi, scrisse il suo inno con strofe che invocano cristianamente Dio e la fraternità cristiana; D’Annunzio – da ultimo – ebbe seri ripensamenti. Anche nel secolo passato gli esempi cristiani non mancano a partire dai convertiti Papini e Ungaretti. Insomma i ragazzi avrebbero facile accesso alla coscienza religiosa della Patria se gli insegnanti di letteratura italiana avessero buona volontà.

Don Ennio Innocenti

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