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Non è stato sbagliato, all’inizio dell’immigrazione dei Mussulmani in Europa e in particolare in Italia, favorire l’assistenza religiosa con gli imam, affinché non si imbarbarissero. Però, ora che si sono stabilizzati, non possiamo disinteressarci pastoralmente di loro affinché migliorino la loro idea del Cristianesimo.

Essi, generalmente, hanno idee negative sul nostro mondo: bisogna, quindi, senz’altro aiutarli nella distinzione tra Occidente liberale e Cristianesimo: storie diverse. Quanto al Cristianesimo, occorre distinguere tra storia e Vangelo.

Su Dio essi pensano che noi lo degradiamo con la Trinità e con il Figlio in particolare. Bisogna pazientemente spiegare che noi non pensiamo affatto a tre divinità, ma solo a tre relazioni vive della stessa divinità e non per presunzione, ma per rivelazione.

Quanto al Figlio, si tratta solo di analogia perché Dio è del tutto spirituale: noi pensiamo che Dio esprime se stesso a se stesso: tutto qui? No: occorre aggiungere che questa conoscenza di sé è la sua gioia. La Trinità è radicalmente questa.

La maggiore difficoltà è Gesù: santo, sì; profeta, sì; inviato, sì, ma non Dio. Così pensavano gli ariani come i Longobardi, che in due secoli si sono convertiti e sono diventati preziosi cattolici.

Bisogna partire da ciò che ammettono, come Gesù stesso fece con Nicodemo, che crebbe nella stima di Gesù diventando suo amico…

L’inizio della pastorale deve essere così, confortata dal buon esempio dei veri credenti.

Don Ennio Innocenti

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