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La Germania del 1919 precipitò verso il nazismo, che ascese al potere con consenso democratico; anche i vertici del protestantesimo aderirono alla politica nazista. Sconfitta nel 1945, la Germania ritrovò dignità a guida cattolica, ma cedé al mito consumista del vincitore americano, che negli anni ’60 le impose anche il mito edonista, cui seguì quello californiano.

La caduta del tasso demografico fu riparata con manodopera straniera sottopagata e il marco divenne forte e la nuova orgogliosa bandiera dell’esemplare benessere. Purtroppo la popolazione cattolica tedesca fu catturata da questi bassi ideali e le gerarchie cattoliche erano soddisfatte delle laute che porzioni che il censo le cedevano.

Peggio: la teologia tedesca fu reinterpretata con la psicoanalisi e il trascendentalismo. I Cardinali tedeschi hanno tentato di imporsi con la loro nuova mentalità anche agli altri Episcopati, ciechi sull’esodo dei loro cattolici.

Così il vero problema della Germania sta nell’aver perduto un livello spirituale e morale, che le ispiri una politica cristiana, ecumenica, solidale: le occorrerebbe una scossa spirituale che la rimettesse sulla strada del suo primo millennio ecclesiale, perché così scoprirebbe la provvidenzialità dell’attuale momento, in cui il vincitore americano è in ritirata, mentre ai suoi confini orientali vari Popoli stanno facendo riemergere le loro radici cristiane e l’orgoglio tradizionale di Nazioni libere.

Don Ennio Innocenti

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