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Benito Mussolini, ricevuta l’investitura governativa il 28 ottobre 1922, partecipò in novembre a Losanna alla conclusione del Trattato di Sèvres e a dicembre, a Londra, alla Conferenza Interalleata sulle riparazioni tedesche; nel 1924 firmò il Trattato italo-sovietico e, successivamente, nella Conferenza di Locarno (ottobre 1925) ottenne che l’Italia fosse riconosciuta garante con l’Inghilterra del Patto Renano sui confini franco-tedeschi. Dopo questo passo sostanziale, Mussolini aderì al gold standard e alla fissazione dei cambi, che era un’ulteriore allineamento a Londra.

Dopo la crisi del 1929-1931, i rapporti con Londra si complicarono soprattutto per la Spagna e l’Abissinia, ma Mussolini fu ancora ascoltato a Monaco (1938), mentre la sua mediazione per Danzica (sostenuta dal Vaticano) venne respinta. Egli puntò allora all’Esposizione Universale Romana, ma, improvvisamente, per nulla richiesto da Hitler, contro l’avviso di Pio XII, entrò in guerra.

Tuttavia si dice che egli continuasse una corrispondenza scritta (che sarebbe stata letta dal costituzionalista mussoliniano C.A. Biggini) con esponenti delle potenze nemiche, sia per frenare Hitler sia, poi, per indurlo a cessare la resistenza ad Occidente e dirigere tutte le forze a Oriente. Queste lettere erano contenute nella famosa borsa sequestrata dai partigiani: essi l’avrebbero subito trasmessa all’immediato superiore, un ufficiale d’intesa col servizio segreto inglese, che aveva ampiamente infiltrato la cosiddetta “resistenza” tramite gli anglofili azionisti.

Io so di scienza diretta che esisteva un “commando” italo-americano (in accordo col Vaticano) che avrebbe dovuto prelevare Mussolini e metterlo al sicuro, ma i comunisti, forse non ignari, previdero e prevennero.

Don Ennio Innocenti

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