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Con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese sembrò che l’Ottocento fosse liberale, invece covava la contestazione socialista, che infiammò la dilagante rivoluzione comunista.

Tuttavia dopo appena settant’anni questa fece autocritica e crollò su se stessa. Conclusione: gli stessi esponenti dell’Illuminismo fecero l’autocritica da Francoforte.

Con la vittoria del capitalismo statunitense, rialzatosi dalla trentennale crisi finanziaria del 1929, sembrò che il mercato del più forte, detto “libero mercato”, facesse rifiorire dappertutto il liberalismo. Lo si chiamò neo-liberalismo, ma Paolo VI scrisse chiaro e tondo: “Non è cambiato, è lo stesso, selvaggio”.

Difatti questo neo-liberalismo più ha intrigato il mondo più mostra i piedi d’argilla e dopo la crisi finanziaria del 2008 (dalla quale non ci siamo ancora ripresi nonostante la rapina di tanto risparmio) eccoti ora sempre più evidente la preparazione di una nuova bolla finanziaria mondiale che sarà impossibile risanare. Come mai non emerge la voce dell’autocritica? Intanto varie voci si fanno sentire e già contano gli anni che predicono il crollo dell’impero capitalistico degli Stati Uniti.

Soprattutto emerge la voce dei Papi che, come predissero la contraddittorietà dell’Illuminismo, così predissero quella del liberalismo; ora Papa Francesco, che continua le stesse denunce di Leone XIII e dei Papi seguenti, denuncia la disumanità del capitalismo globalista liberale.

Che altro occorre per aprire gli occhi? La caduta dell’Impero? Cadrà, ma a che prezzo!

Don Ennio Innocenti

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