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Questo noto giornalista (“star” di L’Espresso) sottolinea la durezza con la quale il regime cinese tratta i Vescovi cattolici, durezza poco armonica con i colloqui diplomatici in atto col Vaticano. Il Magister tiene in conto la “Realpolitik” vaticana (di cui egli certamente conosce vari esempi moderni), ma non prende in considerazione un altro aspetto della storia.

Questo: il periodo persecutorio dei primi tre secoli (sotto il quale caddero le stesse persone dei Papi) non impedì, già prima di Costantino, che il regime pagano venisse a patti e rinunciasse a perseguitare i cristiani. Questi ultimi, infatti, entrano in contatto con regimi che sono loro contrari, eppure penetrano, fermentano e poi fanno capire che è più conveniente per l’autorità di regime smettere di perseguitare, specialmente se hanno problemi gravi di altro profilo, come di fatto accade. Certi essi pagano dappertutto un prezzo molto alto, come del resto aveva predetto Gesù.

I cristiani cinesi sono parecchi milioni e averli amici sarebbe per i politici cinesi più utile che problematico, dato il loro impegno morale e sociale: bisogna aspettare che se ne accorgano.

In Russia ci vollero 70 anni, per citare un solo esempio. Poi quando arriva il momento della pace, si perdona, si dimentica, “chi ha preso ha preso”, “chi ha dato ha dato”

Dio provvede. Questa lezione vale più della “Realpolitik”.

Don Ennio Innocenti

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