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Oltre i molti temi che il Segretario di Stato Vaticano trattare a Mosca (per es. la condizione giuridica della Chiesa cattolica in Russia; la visita umile, pastorale, di Papa Francesco alle comunità cattoliche oppure quella ufficiale di Stato di doveroso contraccambio; l’incremento di azioni pacifiche in Ucraina…), ce ne sono due che, secondo me, hanno avuto la priorità:

  1. l’eliminazione del focolaio terroristico dello Stato islamico (Raqqa), impedita dalla passività e inerzia dell’ONU e dagli ambigui interessi degli Statunitensi utili a tenere Assad sulla graticola;
  2. la pacificazione delle sette religioso-politiche nel Medio Oriente che coinvolge, indirettamente, i cristiani distribuiti tra i contendenti; pacificazione contrastata anche dai tanti che trafficano armi nella regione.

Circa il primo punto, di fronte alla passività dell’ONU, la Russia, a mio vedere, sarebbe legittimata moralmente ad intervenire da sola o assieme ai suoi alleati sul campo, perché quel focolaio continua a essere una minaccia internazionale; inoltre, l’aggressore ingiusto va fermato con rapida efficacia secondo il principio “justitia dilata, justitia negata”.

Circa il secondo punto occorre una maggiore iniziativa diplomatica della Russia in Iraq, Iran e Libia, e perciò anche in Egitto, iniziativa che non può non avere l’approvazione e il sostegno del Vaticano, che vede pericoli per i cristiani residui in Libano, Egitto e Libia.

Don Ennio Innocenti

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