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Non è la prima volta che devo rispondere a questa obiezione: “Se dobbiamo stare alle Scritture, nel Nuovo Testamento non ci sono sacerdoti, ma solo adoratori di Dio in spirito e verità”.

Bisogna stare al senso delle Scritture, non alla lettera, e certamente i Vangeli e gli altri scritti neotestamentari ci presentano Gesù come porta di acceso insostituibile per avere comunione con Dio.

Lui stesso parla di sé come redentore che toglie l’ostacolo alla comunione, che è il peccato, e realizza questa comunione di vita alimentandola col continuo dono di sé, dal quale gli uomini imparano ad assimilarsi a Lui.

Del resto nella Lettera agli Ebrei si insiste nel dichiararlo Pontefice Massimo e perciò sono sacerdoti anche coloro che servono la sua missione. E’ vero che Gesù li ha chiamati “apostoli” e “servi” per “evangelizzare”, ma evangelizzare significa educare a conformarsi a Gesù, al dono che Gesù fa di sé, il che è lo stesso che santificare, lasciarsi penetrare dallo Spirito di Gesù, evidentemente compito sacro.

Del resto San Paolo, nella Lettera ai Romani, dice di se stesso che è iereus e liturgus, proprio per quest’opera di santificazione, essenza dell’evangelizzazione (Rom 15,16).

Tale opera è causata da Gesù, ma attraverso i sacramenti che lui stesso ha istituito, comandando di realizzarli proprio ai suoi “apostoli”, che, a loro volta, hanno dovuto trasmettere la missione.

Ora i sacramenti si realizzano con riti sacri e chi realizza è perciò sacerdote.

Don Ennio Innocenti

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