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Un nostro corrispondente protesta per il mio breve articolo intitolato “Guerre liturgiche”, perché esso sarebbe silenzioso sulla sostanza del dissenso in atto, che sarebbe teologico e non linguistico.

Il pubblico, però, l’ha percepito soprattutto come linguistico, tanto è vero che Benedetto XVI ha auspicato una parziale reintroduzione del latino nel rito e specialmente, nella formula latina della consacrazione del vino/sangue, della dizione “pro multis” al posto della dizione volgare “per tutti”.

Riconosco che il dissenso è anche teologico, centrato sul tema della mensa o su quello del Calvario: quale dei due temi ha il primato? Tutti e due sono legittimi e convergenti, ma bisogna ammettere che la tradizione ha sempre sottolineato il tema del Calvario (Morte e Resurrezione), immediatamente significato dalla separazione simbolica del corpo e del sangue del Signore Risorto e Presente.

Il tema della mensa/nutrimento (spirituale, s’intende) converge con l’altro perché sulla mensa viene sottolineato il tema del dono reciproco della creazione e del Creatore.

In tutti e due gli aspetti si tratta sempre di offrire noi stessi con umile gratitudine e di ricevere sempre più incondizionatamente il dono “educativo” che la Divinità fa di se stessa.

L’Eucaristia è gratitudine e festa: la festa è nella reciprocità del dono e per questo è culto in spirito e verità, come vuole Gesù. Se non si mantiene questo equilibrio, la liturgia scade.

Don Ennio Innocenti

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