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Mi è stato riferito che la televisione ha annunciato che Papa Francesco ha corretto il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla liceità della pena di morte come contraria alla rivelazione divina trasmessa dalle Sacre Scritture.

Anzitutto bisognerebbe vedere i termini in cui si è davvero espresso il Papa, il quale avrebbe usato non già il tono misurato della dottrina catechistica, ma il tono popolaresco della volgarizzazione.

In secondo luogo, un discorso in cui il Papa esprime liberamente il suo punto di vista, sia pure volendo orientare l’opinione pubblica nella Chiesa, non può invalidare una dottrina avallata con documenti solenni dai due predecessori, senza dire che anche i Papi Pio XI e Pio XII avevano ribadito, sempre con documenti solenni, la dottrina tradizionale riferita dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

In terzo luogo, resto riservato e pensoso sulla esortazione del Papa Francesco sul suo richiamo alla Sacra Scrittura (non dico il Vecchio Testamento che in antiche circostanze storiche ha spesso incoraggiato la pena di morte, ma proprio il Nuovo Testamento). Infatti, quando gli fu condotta la donna colta in fragranza del crimine, reclamando per lei la pena di morte stabilita, Gesù non contestò affatto la pena, ma disse soltanto che poteva applicarla chi fosse esente da peccato. Inoltre, quando Egli sentì Pilato che si arrogava il potere di applicare la pena di morte, Gesù non contestò affatto tale potere, ma disse soltanto che quel potere era stato dato “dall’Alto”. Anche San Paolo insegnò ai Romani (cap.13) che l’autorità politica disponeva del “gladio” per il castigo dei cattivi, e il gladio è di per sé arma letale.

Secondo il mio parere, è bene che l’Autorità religiosa inciti al rispetto della vita umana (tanto disprezzata dagli abortisti e i filoeutanasisti radicali), ma non può invadere la competenza politica nell’uso dei mezzi repressivi, così come è solo competenza del medico giudicare se un organo malato debba essere curato con la medicina oppure con la chirurgia.

Don Ennio Innocenti

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