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Fino al presente la mia esegesi del Cantico dei Cantici è stata positivamente apprezzata, ma ora ricevo una critica che non vorrei fosse diffusa.

In necessaria sintesi la critica rivoltami è la seguente: “Lei stesso confessa apertamente che la sua ermeneutica si discosta dall’intera tradizione dei Padri della Chiesa. Perciò è evidente che lei non interpreta secondo la Chiesa”.

Riguardo al Cantico, io non mi discosto dai Padri, ma dalla opinione dei Padri, i quali ne hanno dato una interpretazione allegorica, traslata, umana, senz’altro lecita, ma opinabile.

Invece, il criterio dominante nel leggere la Scrittura deve essere quello letterale; quello allegorico e metaforico è lecito, ma deve essere in sintonia con la fede cristologica della Chiesa. Certamente per il Cantico i Padri hanno cercato quella sintonia, ma secondo la loro capacità umana, che certamente essi non esauriscono.

Già Pio XII nell’enciclica Divino afflante Spiritu aveva deprecato l’abuso della interpretazione metaforica, abuso che ai nostri tempi è stato di nuovo deprecato dalla Commissione teologica internazionale. Infatti l’interpretazione metaforica è condizionata dalla cultura prevalente, è questione umana.

Per il Cantico io faccio prevalere l’interpretazione letterale, tenendo presente anche la possibilità di una interpretazione allegorica, non però dei singoli versetti, bensì solo dell’intero senso unitario del libro, il cui senso letterale è erotico (dove l’eros matura religiosamente), ma che può nell’insieme essere allegorizzato in senso mistico (sia personale sia ecclesiale), sempre in sintonia con la fede della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

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