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Un sacerdote amico mi scrive sorprendentemente così: “Perché la fede del cristiano comune si svolge nell’invisibilità e nel silenzio di Dio, mentre solo alcuni hanno il colloquio e talvolta l’evidenza di Dio?”.

Anzitutto, rispondo, la fede può evolversi, può crescere, può diventare persuasione costante della presenza di Dio; in secondo luogo, Dio è libero nel dare le sue grazie, che, del resto, comportano sempre delle responsabilità: a grazie speciali corrispondono speciali collaborazioni; in terzo luogo, anche tra i mistici emersi nella notorietà si verificano periodi di silenzio e di oscurità.

Bisogna educare le anime ad offrirsi a Dio senza nulla chiedere fuori della divina volontà, la quale è presente, sempre, e chiede accettazione.

Il modello è Gesù che nella notte del Getsemani chiedeva qualcosa, che ci resta assolutamente misterioso e che gli veniva, evidentemente per noi, negato.

Questo misterioso rifiuto di Dio gli causò una sofferenza sovrumana, ma non gli fu negata una straordinaria consolazione che lo confortò (restata oscura ai tre testimoni, che ebbero solo l’intuizione, da qualche segno, di tale conforto superiore).

Anche i mistici, sorpresi dalle evidenze, non furono risparmiati da oscurità tremende: ad esempio Teresa Musco era quasi immersa nell’evidenza del sovrannaturale, eppure ebbe la tentazione del suicidio, dal quale risalì verso le altezze.

Don Ennio Innocenti

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