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In una prospettiva monoteistica la somiglianza analogica dell’uomo con Dio è data semplicemente dall’apertura spirituale dell’uomo all’Infinito. Questa apertura lo rende capace di Dio: se Dio volesse farsi incontro all’uomo troverebbe (avendo evidentemente voluto questa capacità nell’uomo) una possibile saldatura.

In una prospettiva trinitaria la somiglianza può essere declinata in tre analogie. Anzitutto quella dell’attività spirituale del singolo uomo: l’orma trinitaria è ravvisabile nel principio della mente, nell’atto mentale e nell’autocompiacimento di questo atto. Poi l’analogia della struttura sessuale duale della natura umana, struttura che dimostra radicale reciprocità del darsi l’uno all’altra.

Infine l’analogia della socialità naturale dell’uomo che è radicalmente relazionale, ossia egli è voluto da Dio come essere in relazione (prima di tutto con la propria origine, ma anche con l’essere in universale e quindi con ogni essere possibile).

La prospettiva monoteistica apre la via all’apprezzamento della rivelazione della comunione con Dio. La prima delle analogie trinitarie apre la via all’apprezzamento dell’unità della vita intima di Dio. La seconda apre la via all’apprezzamento dell’Incarnazione come riflesso nella storia del darsi reciproco divino. La terza apre la via all’apprezzamento della mistica della vita ecclesiale, nella quale le vicendevoli relazioni sono simili alle relazioni intratrinitarie, come dovrebbe dimostrarsi nell’armonia intraecclesiale. La prospettiva monoteistica potrebbe essere utile nel dialogo coi Mussulmani.

La prospettiva trinitaria potrebbe essere utile nel dialogo con gli Induisti qualora sia dato il raro incontro con un induista che ammetta la sovrana trascendenza del Primo Principio.

Don Ennio Innocenti

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