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Il sistema politico in atto è quello liberale che Pio XI definì, nel 1931, l’imperialismo finanziario; questo permette lo sfruttamento del lavoro e facilita la disoccupazione e la povertà. E’ il sistema esistente in Italia (un modello di democrazia partitocratica), dove abbiamo una enorme massa di disoccupati e una decina di milioni di poveri.

Il partito più forte è parte del sistema. Le elezioni non cambieranno il sistema, allenato ai compromessi. E’ inutile agitare la paura del populismo. E’ vero che nel 1928 la situazione economica della democrazia tedesca potrebbe sembrare simile e che Hitler con il 3% dei voti in cinque anni riuscì a persuadere la gente che il sistema lui lo avrebbe cambiato, ma situazione italiana è ben diversa.

Qui, ora, da noi abbiamo Giorgia Meloni, che ha il 6%, ma vi aspettate che lei sappia convincere la gente della sua capacità di cambiare il sistema?

C’è anche Salvini, che ha il 15%: è chiaro che lui spera solo di poter migliorare il sistema, ma la gente sa che lui non può far nulla. Poi abbiamo Di Maio, che ha il 30% dei voti: anche lui si illude d’esser capace di cambiare il sistema, ma tutto sarà come prima.

Ci sarebbe uno capace di unire credibilmente poveri e disoccupati, uno che ha capito il sistema come già Pio XI, ma è uno che è fuori dal sistema liberale dei partiti e non può presentarsi alle elezioni; però lui sarebbe capace di avere il 60% e avere col governo la forza di cominciare a cambiare davvero il sistema, ma è fuori giuoco. E’ Papa Francesco.

Perciò continueremo ad essere una democrazia modello e ci terremo il 20% dei poveri, il 13% dei disoccupati e il 40% dei giovani disoccupati. Ognun per sé e Dio per tutti, anche per i pensionati d’oro.

Don Ennio Innocenti

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