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Sì, è utile anzitutto per difendere le “femmine” dall’aggressività maschilista, inoltre per sottolineare la parità di genere nella dignità della persona, ma anche per riflettere sulla necessaria complementarietà dei generi.

Forse è utile anche per richiamare la funzionalità delle innegabili diversità strutturali dei due generi.

Potrebbe essere utile a suggerire un serio impegno di riflessione teologica sulla naturale integrazione tra maschile femminile, come suggerito dalle prime pagine del Genesi, cosa che potrebbe avere importanti conseguenze.

Riferendo il rapporto maschile/femminile al rapporto Padre/Figlio (o Principio/Sapienza, Sofia), in quanto il primo rapporto sarebbe immagine del secondo rapporto (o relazione essenziale), ne verrebbe che il principio della generazione divina corrisponderebbe al maschile mentre il Figlio corrisponderebbe al femminile (dove l’uno è frutto per l’altro in mutua relazione).

Anche il racconto poetico-simbolico della Creazione della donna dall’uomo (creazione necessaria perché “non è bene che l’uomo sia solo”) prenderebbe l’analogo significato del totale necessario dono di sé e che anche specchio di sé, modello sponsale di essenziale (eterna) reciprocità.

Risultando così il maschile “tipo” del generante divino e poi dello “sposo”, sarebbe anche il “vaso” appropriato della libera incarnazione del Figlio Sposo dell’Umanità, la quale avrebbe nell’incarnazione il modello della sponsalità.

Don Ennio Innocenti


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