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Gesù si interessò alla moneta romana. Anche ai Padri dei primi secoli non sfuggì il problema monetario, ma furono i teologi che assistettero al primo sviluppo del capitalismo medievale a trattare con logica serietà il vitale problema.

In epoca moderna ci fu, con l’iniziativa della Banca d’Inghilterra, il grande mutamento monetario e la grande abbuffata del tasso di interesse. La Santa sede ricordò che la moneta non poteva essere staccata dalla morale e dal lavoro, ma ormai era anch’essa nella grande rete dei banchieri internazionali. Leone XIII e Pio XI diedero l’allarme contro lo sfruttamento del lavoro a profitto dell’impero finanziario, ma la situazione peggiorò nel 1944 con l’impero mondiale del dollaro e la successiva anarchia dei banchieri.

Giovanni Paolo II ebbe il coraggio di nominare i principali responsabili dello strozzamento dello sviluppo, che sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario (mano destra e sinistra della Fed statunitense), ma dopo di lui… silenzio, o solo vaghe deprecazioni, anche perché il Vaticano stesso è prigioniero nella grande rete.

Eppure il difetto principale dell’economia attuale è monetario e anche la Banca Europea ne è prigioniera.

Si dice che i Russi stiano organizzando un nuovo sistema, ma non se ne sa molto.

Oggi bisogna urgentemente ribadire che:

1.  il valore della moneta dipende dal lavoro;

2.  il tasso d’interesse deve coprire solo spese dell’organizzazione e del rischio;

3.  l’inflazione è sempre una falsificazione;

4.  nessun deposito d’oro può coprire il fabbisogno di moneta per la produzione;

5.  l’emissione di moneta deve essere sempre relativa alla produzione di beni,

6.  la scienza monetaria deve dipendere da quella economica, questa dalla politica razionale e questa dalla morale.

Adesso controllate i trattati attuali di dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

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