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Il mio ultimo volume sul “confronto religioso” sta già suscitando frettolose perplessità. Qualcuno, infatti, subodora che sotto il paramento del confronto io favorisca il dialogo tra le religioni e così rinunci alla missione cristiana. Invece la mia intenzione è che attraverso il confronto sia possibile il dileguamento dell’equivoco e proprio questo renda inevitabile la scelta che Gesù perentoriamente esige: aut – aut, o con lui o contro di lui. Certamente il dialogo permette alle differenti culture di offrire le proprie ragioni, ma il confronto impone di far valere il principio di contraddizione. E’ innegabile che la maggior parte delle persone conservi un’attenzione religiosa, ma questa non può restare generica, deve ottenere risposte alle attese fondamentali, e queste risposte andranno giudicate: soddisfacenti? insoddisfacenti? Le prime sono da accettare, le altre sono da respingere, altrimenti ci sarebbe l’indifferenza per la verità e quest’indifferenza impedirebbe radicalmente la fede, la scelta, l’approdo della religiosità. Invece il confronto permette di fare emergere le verità decisive. Il missionario cristiano accende il confronto, mostra le ragioni dell’incomparabile perfezione di Gesù e delle verità da Lui insegnate e dissipa i dubbi che possono coprire la verità trasmessa da lui e dai suoi amici, finché si rende accettabile il suo vangelo, nel quale brilla il dovere di accettare la sua predicazione, che ha un carattere ultimativo e inappellabile.

Il confronto decisivo non verte sull’arte, sui simboli e sui sentimenti, ma sulle verità.

Solo la disperazione della verità può impedire la scelta, ma anche la disperazione è una scelta (arbitraria, per giunta senza sufficienti e valide ragioni).
Don Ennio Innocenti

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