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Cade proprio quest’anno l’ottantunesimo anniversario dell’anno decisivo della guerra di Spagna che fu vinta contro la violenza persecutrice dei comunisti sostenuti da Stalin.

L’Italia inviò aiuti e sostegni decisivi fin dal ’36, quando i comunisti incendiavano centinaia di chiese, sia trasportando i ribelli franchisti con navi ed aerei, sia assicurando ai ribelli le Baleari, sia affondando le navi che portavano armi ai persecutori. Militari italiani sostennero tutte le principali battaglie fino alla presa trionfale di Barcellona (ma furono ben presenti anche alla caduta di Madrid all’inizio del ’39).

Parteciparono 80.000 militari italiani (di cui morirono più di 2.500): molti furono decorati al valore da Franco (tra questi anche mio padre).

Il nostro corpo di spedizione rientrò trionfalmente a Napoli e Genova a cominciare dal 1938 ed ebbe la benedizione e la lode del Papa Pio XII, per aver difeso la civiltà cristiana.

Effettivamente i comunisti uccisero più di 6.000 sacerdoti (tra cui 10 vescovi) e distrussero più di 30.000 chiese, esibendo sulle piazze le fucilazioni delle statue di Gesù Cristo. Bombardarono anche il celebre santuario della Madonna del Pilar, centrandolo in pieno mentre era colmo di gente, ma la bomba non scoppiò.

Il vero miracolo lo fece Franco che, finita la guerra, riunì tutti i caduti, vincitori e vinti, in un unico cimitero nella pace di Cristo. Ricordo con commozione la mia Messa al cimitero dei militari italiani.

Don Ennio Innocenti

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