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Clima e distanze hanno indotto il formarsi tra gli uomini di nicchie ecologiche, ma queste non furono completamente chiuse, ci furono sempre comunicazioni, non solo tecniche ma anche ideali. Mi colpì – da giovane – la notizia, attinta dalle informazioni di missionari, che sia tra gli eschimesi che tra i pigmei fossero reperibili tracce di monoteismo trascendentalistico. Questo mi suggerì la ragionevolezza di questa ipotesi: l’arco, che parte dalle antiche popolazioni con il culto del Ciclo (Cina) e giunge alle (ugualmente antiche) genti con il culto del Sole (Egitto), è forse illuminato da un senso religioso simile, analogo a quello dei pigmei e degli eschimesi, originariamente monoteistico, anche se declinante verso un certo naturalismo panteistico e quindi idolatrico. Certamente il culto fa supporre l’idea di una comunicazione fra Dio e gli uomini e forse il culto dell’ospitalità, diffuso in tutto l’arco euroasiatico accennato, indica la credenza che Dio potesse apparire tra gli uomini.

Del resto la tradizione, che racconta il proposito di Abramo di partire dal centro di quell’arco per preservare puro quell’antico senso religioso, dice che questo gli era stato trasmesso dai suoi padri. E il fatto che Abramo abbia incontrato, nel suo cammino verso l’estremo occidentale di quell’arco, un sacerdote con il quale si è trovato unanime, dice che quell’antico senso religioso sussisteva anche lontano dalla Mesopotamia, ossia dall’Assiria mediatrice dalla Cina. Poi ci fu la svolta abramitica e mosaica del rapporto amichevole tra l’uomo e Dio e da quando questo rapporto è diventato intimo, con Gesù (umanizzazione di Dio), allora la comunicazione di tanta intimità si è servita di tutte le vie (ben oltre i fiumi e i mari, ben oltre le rotte del cielo) per moltiplicare l’intimità del rapporto che da umano diventa divino, allargando la rete fino all’estremo sud del mondo.

Don Ennio Innocenti

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