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Quando, in liceo, mi imbattei in una pagina filosofica nella quale si affermava che l’uomo è fine in sé o a sé ne rimasi subito urtato come ad un’empietà, ma più tardi, in tutt’altro contesto d’ampio discorso, lessi tra gli Atti del Concilio Vaticano II queste parole: “Dio ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il quale – in terra – è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sicuro di sé”.

E’ evidente che “la terra” è solo una componente dell’universo creato del quale è detto: “omnia per Ipsum”, ossia per il “Logos”, “facta sunt”.

Ma limitatamente alle creature terrestri l’uomo ha una dignità unica perché capace d’Infinito tanto che il “Logos homo factus est”.

L’uomo, pertanto, è voluto per se stesso perché si realizza nel dono di sé, come Dio, e questo si attua pienamente nell’Uomo Gesù, il Logos Incarnato o Umanato.

Questo non significa che tutte le altre creature non siano volute da Dio proprio per quello che esse sono, somiglianti analogamente a Dio, nell’unità armonica dell’Universo coinvolto – tramite l’uomo – alla glorificazione (o divinizzazione, come dicevano i Padri) di cui il Logos Umanato è primizia.

Ogni essere dell’universo creato è voluto da Dio, ma ognuno in relazione con l’altro e questo plesso di relazioni reali è l’universo creato armonizzato nell’uomo capace di donare se stesso nella via del Logos Umanato.

Invece, quando si dice che ogni essere creato è assoluto senza riferirsi a Dio, si dice un’assurdità, come quando si dice che l’esistenza viene dal nulla o anche quando si dice che le perfezioni determinate vengono dall’Indeterminato.

Don Ennio Innocenti

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