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L’illuminismo è l’ideologia che esalta i lumi della ragione umana alla quale non si riconoscono limiti.

Mi pare che l’inizio di questa ideologia sia il principio sbandierato dall’inglese Bacone “scientia propter potentiam”: la scienza è strumentale al potere. Infatti da allora, grazie a sempre nuovi strumenti, l’uomo ha esercitato un grande potere sulla materia, sull’energia e sulla natura (anche sull’ uomo stesso), senza riconoscere limiti.

Più tardi un altro inglese ritenne che la scienza avesse penetrato anche la legge regolatrice della vita: la selezione del più forte. Questa celebrata legge della lotta per la vita, venne poi applicata alla vita sociale e quindi anche ai rapporti fra gli Stati.

Tale ideologia prevalse nella cultura europea, nonostante le continue contestazioni (religiose e morali in primis), per tutto l’Ottocento, ma nel Novecento le contestazioni crebbero, nonostante gli apparenti successi in vari settori, finché, dopo la guerra, proprio dei personaggi-bandiera dell’illuminismo, riconobbero pubblicamente che “la dialettica dell’illuminismo” era fallimentare.

Da quel tempo sono riemersi i limiti della ragione scientifica in tutti i campi, come anche le esigenze della morale e del diritto che sopravanzano quelle della potenza e della lotta.

Nonostante che la ragione sia stata radicalmente mortificata dall’asserito primato del’inconscio, essa ha cominciato con timidezza a riconoscere il primato della verità (ratio propter veritatem) e conseguentemente a porsi problemi di doverosa responsabilità.

Anzitutto nel campo oggetto della fisica, l’energia subatomica, che fa sorgere il dubbio responsabile su certi esperimenti. Ma anche nel campo della genetica comincia a farsi strada una regola di cautela nella sperimentazione. Lo stesso accade nel campo dell’informatica: s’intravedono oscurità e pericoli anche estremi che impongono doveri di sorveglianza a ricercatori, aziende e operatori sociali e commerciali.

Gli Europei diventano sempre più consapevoli della rete di relazioni dell’universo umano (come già S. Tommaso aveva avvertito), rete che abbraccia ecosistemi connessi, il cui controllo ci sfugge anche se ne siamo incorporati. La verifica ha il primato sull’ipotesi di sperimentabilità, la precauzione ha il primato nelle relazioni ambientali e nei necessari accordi internazionali. Il pensiero sistemico ridicolizza il semplicismo meccanicistico della presunzione razionalistica. La tecnologia dovrà obbedire, il profitto economico dovrà obbedire, la fraternità dovrà comandare alla lotta per la vita, l’umanità non è padrona del creato, ma amministratrice. In una parola: basta con l’illuminismo!

Negli Statunitensi non è ancora avvenuto questo ripensamento, ma è sperabile che avvenga presto.

Don Ennio Innocenti

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