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19 gennaio scorso Radio Radicale ha esposto ragionate considerazioni sulla caduta della democrazia liberale non solo in U S A, ma anche altrove e lamentava che ormai si contano una ventina di Paesi, che non ne vogliono più sapere.

In genere la critica più comune è quella basata sulla deficiente rappresentanza; raramente riecheggia la critica tipica dei Papi, basata sulla sovranità soggettivistica; mi pare che si faccia strada la critica basata sulla stima delle opinioni scaturite dalla tecnica, specialmente quella informatica, che falsano la partecipazione; quei venti Paesi, che hanno voltato le spalle alla democrazia, accusano questo sistema di non soddisfare il bisogno di autorità, di non darle fondamento.

In genere la confusione nell’informazione incanalata dalle nuove tecniche non aiuta la riflessione critica, produce un ingorgo sconcertante e non aiuta ad un orientamento consapevole del bene comune. Del resto la tecnicizzazione della burocrazia produce vuoti oppure errori che complicano la fiducia nelle istituzioni, per cui il cittadino si sente in balia di forze oscure.

Il vizio radicale sembra l’individualismo basato sul sensismo originario dei maestri inglesi e protestanti della democrazia moderna. Essi hanno oscurato la concezione della persona come essere relazionale e la gerarchia delle relazioni. Il loro sbilanciamento sulla conoscenza fenomenistica dei sensi ha portato al pessimismo della conoscenza della realtà e della verità. Di qui il prevalere del soggettivismo relativista, che impedisce la stima della legge, accentua la contrapposizione degli interessi individuali, mina la pace sociale.

Don Ennio Innocenti

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