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Opinioni politiche hanno sempre diviso e contrapposto i cattolici italiani dell’Ottocento e del Novecento.

Nel 1846 si diffuse la voce che Pio IX volesse la guerra (mentre voleva, si, l’unità d’Italia, ma non con la guerra) e questa voce entusiasmò molti tra i quali Garibaldi, che offrì a Pio IX per combattere sotto la sua egida.

Garibaldi era credente, aveva celebrato il matrimonio religioso e aveva fatto battezzare i figli, ma deluso dal Papa gli si rivoltò contro e divenne anticlericale. Ciò nonostante, quando dovette fuggire da Roma, fu proprio un sacerdote a salvarlo nelle acque di Comacchio. Quando, poi, tentò l’impresa sovversiva dei Mille in Sicilia, aveva contro la gran maggioranza dei cattolici, ma aveva con sé non pochi sacerdoti. Dovette ritirarsi, ma si rifece vivo nella guerra del 1866 contro l’Austria, malvisto da molti cattolici, ma non da quelli padovani che, approvati dal loro Vescovo Manfredini, sostennero i suoi volontari.

Questa contrapposizione si ripeté per l’espugnazione di Roma nel 1870, per la guerra di Libia nel 1912, per la guerra mondiale del ‘15 – ‘18 e per quella del ’40 – ‘45: cattolici di una parte contro l’altra.

Dopo il 1945 Pio XII scomunicò i comunisti, ma vari universitari cattolici della Fuci si misero coi comunisti. Anche quando ci furono le questioni legali del divorzio e dell’aborto i cattolici si contrapposero. La stessa cosa è successa recentemente per i cosiddetti diritti civili.

Non è una guerra di religione, ma di morale sì, ed è una guerra condotta per motivi politici,  nei quali s’insinua non solo l’anticlericalismo. ma anche un oscuramento della fede cattolica.

La passione politica vela gli spiriti e li rende confusi sulla gerarchia dei valori e dei fini.

Don Ennio Innocenti

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