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Incontrare nella vita qualcuno che realizza la vocazione di essere in simbiosi con Dio, con il Supremo Mediatore Gesù, che dice di se stesso chi vede me vede il Padre, è una grande occasione. Io ho avuto di queste occasioni che sono state fugaci, ma sufficienti per imprimere in me una grande lezione, la più grande.

Questa: noi siamo capaci d’Infinito, l’Infinito ci viene incontro in mille modi che non sono Lui, ce lo indicano soltanto, perché si proceda verso l’incontro senza mai fermarci.

Del resto San Paolo l’aveva spiegato con queste parole: io volgo le spalle al passato e mi protendo verso il traguardo.

La tentazione permanente è quella di fermarci, perché i doni di Dio, siano materiali o soprannaturali, sono bellissimi, soddisfacentissimi, ma non sono Lui, perciò fermarsi sui doni è far torto a Lui.

Egli vuole attirarci e talvolta deve strapparci dai nostri attaccamenti, perché essi sono buoni, belli e ci fanno momentaneamente felici, ma non sono Lui; perfino i più belli sono miserie, in confronto a Lui, e bisogna staccarsene in attesa d’un dono più grande che alla fine è Lui in persona.

Mi si obbietterà: ma come? Non era Lui in persona sin dall’inizio del nostro cammino, non era già Lui che ci muoveva e ci attirava? O è un altro?

Era Lui all’inizio ed è Lui alla fine: quel che cambia siamo noi, che siamo solo capaci di Lui, ma dobbiamo aprirci alla sua misura in un dono progressivo che giunge all’oblio di noi. Purtroppo anche io ho sprecato molte le occasioni: mi resta solo la speranza che Lui ci riprovi; forse lui ha in serbo un altro modo per attirarmi, oltre, ben oltre i mistici incontrati.

Don Ennio Innocenti

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