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Il 22 febbraio scorso la Santa Sede ha emesso un documento, che inizia con le parole Placuit Deo e che è veramente una tromba d’allarme. Vi si afferma infatti come sia innegabile che due forme d’eresia stiano devastando la Chiesa.

La prima somiglia all’antico pelagianesimo, la bestia nera di Sant’Agostino, e consiste nel sopravvalutare le forze della natura umana, la quale ha invece bisogno del soccorso divino per conseguire la redenzione, il fine proprio dell’uomo libero e aperto all’infinito.

La seconda somiglia all’antica gnosi, la bestia nera di Sant’ Ireneo, e consiste in una presunzione pseudo spiritualistica, che induce all’individualismo autosufficiente, al settarismo e alla deresponsabilizzazione ecclesiale, mentre solo nella tradizione dei Santi della Chiesa perviene a noi la possibilità di accedere al Redentore e per lui all’infinito.

La denuncia però non è nuova perché:

  • oltre le condanne antiche, le definizioni dogmatiche del Concilio Tridentino avevano già prevenuto queste devianze moderne;
  • i Papi, specialmente Pio IX, Leone XIII e Pio XII avevano messo tempestivamente in guardia i moderni;
  • Paolo VI aveva ammonito che è in atto una vera autodemolizione del cattolicesimo e Giovanni Paolo II aveva ammonito che l’antica gnosi aveva attraversato sotto svariate forme i secoli cristiani.

E’ per questo che ritengo questa nuova denuncia ripetitiva e inefficace.

Altra cosa sarebbe stata se la Santa Sede avesse nominato le cattedre da cui queste eresie vengono oggi propagate.

Don Ennio Innocenti

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