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Il ritorno nella pace con Dio è sempre possibile, persino facile se consistesse in un solo atto di volontà; invece va stabilizzato, bisogna evitare le ricadute e questo è chiaro fin dal primo passo del ravvedimento, perché insorge la necessità di evitare le occasioni perverse.

Una vera risurrezione spirituale va alimentata con la considerazione della Sacra Scrittura e dell’esempio degli eroi, dei santi. Questo ci induce a confrontare le nostre bassezze con le loro altezze e ci sprona a desiderare il meglio, desiderio che è già dono e gioia interiore.

Quando abbiamo la grazia di riorientarci verso Dio, le verità da lui rivelate e la volontà da lui espressa, bisogna aver cura positiva del nuovo stato spirituale, alimentando le buone disposizioni con i sacramenti che ci confermano nella grazia, nella intesa amichevole con Dio. Non dobbiamo illuderci sulla nostra conversione: il ricordo delle nostre cadute dalla linea giusta deve indurci a qualche effettiva purificazione con opportuni distacchi da attrazioni non positive; meglio: con la pronta accoglienza dell’ispirazioni di opere buone, specialmente quelle che, in contrasto con i nostri egoismi, si aprono ai bisogni di chi sta intorno a noi.

Teniamo a mente: i bisogni materiali possono essere i più urgenti, ma i bisogni spirituali sono quelli più importanti. Andare incontro ai bisogni spirituali del prossimo è facile, anzitutto, offrendo sorriso e cordialità, più difficile, forse, ma doveroso, con la testimonianza dell’equilibrio riacquistato e con il fraterno chiarimento del vero e del giusto.

Don Ennio Innocenti

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