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Quando siamo stati immersi (battezzati) nel mistero della Trinità Divina siamo stati subito arricchiti da segrete disposizioni interiori (doni dello Spirito Santo) che, se non impedite, avrebbero fatto maturare il nostro patrimonio psichico in armonia con l’orientamento sovrannaturale avviato.

Anzitutto l’inclinazione a conoscere le verità divine (dono della scienza) e, insieme, l’ attrazione a penetrare il significato esistenziale di quelle verità (dono dell’intelletto). Dato che il traguardo cui siamo destinati è tanto arduo, occorreva anche quella filiale trepidazione di essere in linea con l’aspettativa del Padre Celeste: perciò c’è stato dato il dono del “santo timor di Dio”.

Per essere all’altezza del primo e supremo dovere (che è la carità) ci occorreva anche il gusto e la gioia del cammino (il dono della sapienza). Poiché il cammino che attende il credente è irto di difficoltà, ci è stata data l’attitudine a far tesoro della cautela (dono del consiglio, connesso con la prudenza e la temperanza) e poi la disponibilità al coraggio, alla resistenza e al probabile sacrificio (dono della fortezza).

Com’è logico, quella immersione iniziale della nostra vita da cristiani ci deve favorire nell’apprezzamento dei doni divini, cominciando dal dono della vita e dell’intera creazione, soprattutto del dono di essere tanto prossimi a Dio da sentirci fratelli di Gesù: questa preziosa disponibilità è il dono della pietas, dell’affettuosa e riconoscente riverenza verso Dio e il culto stesso di Dio.

Come i doni naturali con cui nasciamo vanno coltivati (educati), così doni (inclinazione, attrazioni, disponibilità) che ci sono stati regalati col battesimo vanno anch’essi maturati, sotto l’influsso costante della grazia, certo, che aspetta corrispondenza libera e generosa. E così, grazia chiama grazia e il cristiano cresce.

Don Ennio Innocenti

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