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Per conservare l’unità della fede è necessario che la principale Sede Apostolica (Roma) mantenga la comunione coi Vescovi, ma questa necessità provoca la gelosia dei capi delle nazioni.

Nel secolo scorso le difficoltà più vistose vennero dalla Russia degli Zar dove lo Zar Alessandro I impedì la comunione dei cattolici con Roma nel 1839.

La stessa linea ostile fu perseguita dal governo russo anche in Polonia, dove – nonostante il concordato del 1847 – la russificazione provocò la ribellione del 1863, con conseguente rottura del concordato e l’impedimento ai Vescovi di partecipare al Concilio del 1870. La stessa linea ostile fu perseguita dai sovietici in Russia e imitata dai capi delle nazioni soggette ai sovietici.

Un’analoga linea fu tenuta dal governo massonico italiano dopo il 1860, specialmente per la provvisione dei Vescovi, finché si giunse alla soluzione mussoliniana del 1929. Perciò non c’è da meravigliarsi se oggi i Cinesi si mostrano tanto sospettosi e gelosi nei riguardi dei rapporti tra Roma e i numerosi Vescovi operanti in Cina. Il loro controllo sui Vescovi si attenuerà solo quando si persuaderanno che la vita cattolica è altamente benefica per la Cina e che essa è tanto più benefica quanto è più libera. Si renderanno conto, infine, che il regime di libertà concordataria conferirà al governo cinese un maggiore accreditamento anche nelle relazioni internazionali.

La semina, dice un salmo, è dolorosa, ma la maturazione sarà consolante.

Don Ennio Innocenti

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