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Come è noto il filosofo Cartesio mise al primo posto il dubbio universale. Questo atto postulatorio, acritico, irrealistico, non è degno, d’un cristiano, il quale sa d’essere creato per seguire “virtute e conoscenza”, ossia per conseguire il bene della volontà e dell’intelligenza. Il bene dell’intelligenza è la verità: Dio ci ha creati per conseguire la verità, siamo proporzionati alla verità. Alla fine, sciolti dai limiti della sensibilità, che ci impongono gradualità e parzialità, otterremo la verità totale, ma anche in questa vita godiamo di traguardi di verità indubitabili, di cui siamo certissimi e senza questa certezza non potremmo neppure vivere. Fra queste verità c’è sicuramente l’esistenza del Principio di tutti gli esseri, senza il quale non si potrebbe rendere ragione di nulla e la vita diventerebbe assolutamente insensata. Infatti gli uomini di tutti i tempi si sono basati su questa sicurezza, eccetto qualche ostinato dubbioso (proprio “qualche” in rapporto numerico con l’umanità).

E’ perciò stupefacente sentire qualche ecclesiastico che si fa bello nel dire di vivere nel dubbio permanente dell’esistenza di Dio, che, addirittura, afferma come sarebbe lodevole il cristiano che vive nel dubbio, mentre sarebbe da deplorare chi afferma di avere sicure certezze della verità.

Al contrario: il sacerdote, fedele ai giuramenti espressi, insegna che non ci sono ragioni valide per dubitare di alcune verità, sicché preferire il dubbio senza ragioni valide sarebbe senz’altro colpevole, con inevitabili conseguenze.

E, quanto a me, dall’età di 14 anni in poi, non ho mai dubitato né dell’esistenza di Dio né degli insegnamenti di Gesù, accreditato da Dio, sicurissimo d’essere nella luce della verità rivelata da Dio.

Don Ennio Innocenti

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