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L’evoluzionismo idealistico di Marx divenne evoluzionismo materialistico per il recepito evoluzionismo illuministico inglese (che si saldò con l’evoluzionismo darvinista). Questo evoluzionismo marxista, interpretando la storia umana (materialismo storico), pose l’economia come criterio basilare, dalla quale dipenderebbero tutte la altre manifestazioni storiche. Ma questa rigorosa interpretazione è analoga a quella liberale (anch’essa di origine illuministica inglese), che di fatto interpreta la storia umana mettendo al primo posto l’economia.

La sola novità del liberalismo moderno è che accentua il fattore monetario (che, di per sé, è rappresentativo del prodotto economico).

Capitalisti e comunisti sono così in completo accordo pratico e non meraviglia che siano d’accordo anche sul piano politico, adottando tutti e due le forme del liberalismo democratico, anch’esso fondamentalmente materialista in quanto pone a fondamento del suo procedere il numero, la quantità dei decisori, non già la qualità (l’eticità) delle decisioni. Queste, infatti, hanno come criterio orientativo l’interesse, non già il Bene, valore, questo, che dovrebbe essere gerarchizzato, cosa impossibile per il professato gnosticismo dei valori da parte del regime democratico liberale.

Il primato dell’economia non risulta affatto da una certezza razionale e scientifica, bensì da un postulato, da una pretesa imposta, come il principio fondamentale dell’illuminismo (invano svergognato dalla famosa scuola di Francoforte, specie dopo la guerra).

Il risultato finale dell’economia liberal-marxista è lo svilimento del lavoro, la strumentalità dei lavoratori, la loro subordinazione al dominio dei finanzieri, la cui unica preoccupazione è l’accrescimento del loro profitto a spese del lavoro, sempre più depresso, sostituito da macchine umanoidi.

Don Ennio Innocenti

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