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La nostra tradizione religiosa e umanistica ha sempre fondato il diritto sul dovere e il dovere sui fini voluti dal Creatore. Siccome l’uomo ha il fine (comune a tutti gli uomini) di comunicare con Dio, l’uomo ha il dovere di collaborare con gli uomini per lo stesso fine supremo, di qui il dovere di tutelare questo dovere ed ecco il diritto.

Secondo la nostra tradizione l’uomo, in subordine al piano divino, ha il primato su tutti gli altri esseri terreni perché solo lui, per la coscienza che ha di sé e del suo fine, ha il dovere di tutelare questo fine, in rapporto all’ambiente. Questo dunque è al suo servizio, in armonia gerarchica.

Se nell’equilibrio ecologico ci sono animali che possono essere dannosi per l’uomo, questo ha il diritto dovere di proteggersi razionalmente contro di loro, proporzionando i mezzi al fine.

Se, nel panorama ambientale, l’uomo scopre che ci sono animali necessari o anche solo utili al proprio fine di vita, egli ha il diritto di utilizzarli razionalmente nel rispetto ecologico.

Questa subordinazione è giustificata non solo dall’eccellenza del fine, ma anche dal fatto che gli animali non hanno affatto coscienza di sé e del fine del creato, così che la loro sensibilità è limitata nel tempo vissuto.

Solo l’uomo non è subordinato (se non a Dio) né può essere mezzo a un fine terreno di esseri terreni, perché la sua coscienza è aperta all’infinito.

La coscienza umana, per la gerarchia dei fini, può imporre limiti e doveri a sé e agli altri esseri subordinati in armonia con lo sviluppo dell’uomo e di tutti gli uomini.

Questo significa che solo l’uomo, in subordine a Dio, è fonte di diritto anche in rapporto con gli animali (questi non sono soggetti, ma oggetti di diritto), sicché, per esempio, può imporre il dovere razionale di beneficare gli animali, ma questo diritto dovere è attribuito all’uomo, non all’animale, che non è interlocutore di diritto.

Ma fuori della nostra tradizione, in un quadro metafisico monista materialista, dove la materia sia tutta vitalistica e intelligente, allora non si può parlare più di gerarchia e di primato, di doveri e quindi di diritti, ma tutto è casuale.

Don Ennio Innocenti

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