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E’ vero che, nonostante il lealismo cristiano, certi imperatori perseguitarono la Chiesa, a cominciare da Nerone (contro il quale, peraltro, il Senato lanciò la “damnatio memoriae”), o come Commodo (dedito all’orgia) o come Adriano (che decretò il culto divino ad Antinoo, il suo amante), mentre il costume di corte era degradato agli occhi di tutti.

Le accuse contro i cristiani erano di ateismo, cannibalismo, stregoneria… dicerie provenienti dall’ignoranza.

Tuttavia l’Episcopato non deviò. I Vescovi asiatici Melitone ed Abercio si dimostreranno fedelissimi a Cesare. Melitone, anzi, arrivò al punto di dichiarare all’imperatore che con l’apparizione del cristianesimo “La potenza romana s’ingrandì e divenne splendida; e di essa tu sei stato erede beneaugurato e lo sarai con tuo figlio”. E’ una opinione che ritroviamo in parte anche in Origine e che in Atenagora apparirà accentuata: per quest’ultimo gli Antonini sono “imperatori grandissimi, umanissimi, dottissimi, versati nella filosofia, forniti di ogni dottrina” ed inoltre “essi superano ogni altro uomo per intelligenza, perspicacia, versatilità e potenza” (Suppl.,VIII). Di Atenagora è stato scritto: “Egli nell’Impero ci vuole stare, eguale tra eguali, anzi gareggiando coi migliori in ossequio alle autorità e in obbedienza alle leggi”.

E’ significativo che già agli inizi del 200 a Edessa sedeva un re cristiano, Abgar il Grande, che fece del cristianesimo la religione di stato e della romanità il tipo di civiltà su cui modellare il regno. Nel 244, divenne imperatore Filippo, un arabo dotto, che ebbe corrispondenza regolare con Origine ed affidò ai Vescovi cristiani alcune funzioni amministrative dell’Impero. San Cipriano parla anche di Vescovi procuratori imperiali in Africa; nel 249 vi fu anche un console cristiano.

Quando Costantino prese la via di Roma c’erano già larghe intese non solo di tolleranza, ma anche di collaborazione.

Il fallimento di Diocleziano esigeva ormai una svolta e Costantino la decise.

Don Ennio Innocenti

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