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A partire dal secondo dopoguerra la Scuola di Francoforte si è caratterizzata per la sua forte critica dell’illuminismo e oggi anche l’Espresso proclama la fine dell’illuminismo e della democrazia liberale (formalista, vuota).

Tuttavia sarebbe opportuno radicalizzare questa critica portandola all’origine della rivoluzione illuminista e dello stesso assolutismo.

Infatti la rivoluzione francese (esportatrice della rivoluzione illuminista in tutta Europa) segue quella americana (aiutata dai Francesi) e quella americana segue quella inglese (apparentemente iniziata dal 1640-60), tanto che risulta evidente come queste tre rivoluzioni siano in connessione tra loro.

I tirannicidi (quello inglese e quello francese) sono voluti apparentemente contro l’assolutismo (illuminato naturalmente!), ma lo svuotamento delle Camere Medievali era cominciato prima, prima ancora dei grandi signori/principi rinascimentali; era cominciato con le pretese degli imperatori tedeschi e i re nazionalisti medievali (voluntas  principis legis habet vigorem).

Complici di questo progressivo svuotamento furono gli aristocratici, che emarginarono i corpi rappresentativi “inferiori” fino al loro disprezzo razzista, opposto a Bossuet che ne reclamava la fraternità.

Di qui anche l’origine delle due Camere, origini evidentemente classiste (divide et impera).

Questo costrinse ad una rivendicazione violenta del primato del consenso di base (con manipolazione strumentale d’un’artificiosa rappresentanza astratta e formale).

Bisogna, dunque, ripensare le radici della nostra storia le quali sono spirituali, identificabili nei principi gerarchici romani-cristiani.

Don Ennio Innocenti

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