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Il  “sistema” di cui siamo succubi, preoccupato solo dal profitto essendo adoratore di Mammona, ha bisogno di moltiplicare i guadagni e perciò comprime i costi: questo lo ottiene in molteplici modi tecnologici, opprimendo i lavoratori e abbassando quanto più i salari.

Per ottenere questo abbassamento, provoca disoccupazione in modo che i prestatori d’opera siano costretti ad accettare le condizioni imposte.

Papa Leone XIII più di un secolo fa avvertiva:

“Da una parte una frazione strapotente perché straricca, la quale, avendo in mano ogni sorta di produzione e commercio, sfrutta per sé tutte le sorgenti della ricchezza, ed esercita pure l’andamento dello Stato una grande influenza. Dall’altra una moltitudine misera e debole, dall’animo esacerbato e pronto sempre a tumulti. Un’usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa, continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori… Tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all’infinita moltitudine dei proletari un giogo poco meno che servile” (Rerum Novarum, 1891).

Pio XI, 40 anni dopo, condannò il “sistema” con parole ancora più dure.

Domandarono a Paolo VI se il sistema si fosse modificato ed egli rispose: “Siamo come prima”.

Giovanni Paolo II nominò col nome e cognome i principali responsabili dello strozzamento dello sviluppo e Papa Francesco ha sentenziato: “Questo sistema uccide”.

Ma tutto andra’ come prima, finché i popoli (frantumati per essere ingannati: “divide et impera”) si accorgeranno della loro schiavitù.

Don Ennio Innocenti

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