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Siamo davanti a un pluriennale fallimento della catechesi giovanile, specie quella scolastica, forse anche perché libresca e digiuna d’una viva vibrante testimonianza personale di gioia e di sacrificio.

La Chiesa, tuttavia, dispone ancora d’una speciale scuola, quella della fraterna liturgia dei simboli corali e dei sacramenti misteriosi.

Questa è la scuola che dovrebbe far valere, coinvolgente l’emozione dell’arte (non solo musicale) e della gratitudine desiderosa di diventare apostolica, missionaria.

Spesso, purtroppo, non la fa valere, la deprime a racconto ripetitivo, la conclude frettolosamente in gesti quasi banali e distratti, che non trasmettono coscienza di grandezza e non esprimono realizzazione di miracolosa arcana divina presenza, cui offrirsi per ricambiarne il bacio.

Questo miserevole fallimento della potenza affidata al liturgo si deve in parte ad una non buona educazione seminaristica, ma soprattutto ad una non sviluppata fede personale, ad una rachitica mistica, ad una caduta del fascino critico dei ministri liturgici.

Di qui vengono i puerili tentativi di ammodernamento, che non riescono a far fiorire né vera gioia né vera carità desiderosa di tradursi in azione; di qui l’assemblea si contenta di farsi ritrovo debolmente socializzante; di qui la sensazione diffusa di rituale opzione facoltativa e, tutto sommato, superflua, non già l’esigenza di sentirsi in accordo con Dio, la sua volontà, il suo ordine, il suo indispensabile sostegno per essere poi quotidianamente degni d’essere sui amici davanti a chi lo ignora.

Nella liturgia si è alunni della Potenza Divina: per questo vi si ascoltano le strabilianti parole della divina rivelazione filtrata dall’esperienza di quelli che si sono consegnati senza riserve, dei Padri.

Ma la Chiesa fa valere questa scuola incomparabile?

Don Ennio Innocenti

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