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Il Sinedrio sadduceo era certamente schierato con gli zeloti antiromani, come prova la loro richiesta di liberare Barabba. Gli zeloti avevano cercato d’incastrare Gesù sulla questione delle tasse, ma Cristo aveva risposto loro che chi usufruiva dei servizi dell’Impero doveva pagare le tasse. Certamente la polizia romana sapeva che i discorsi di Gesù erano solo spirituali, come provano i ripetuti tentativi di Pilato di assolvere Gesù. Non è escluso che l’ammirazione per Gesù espressa dal comandante romano della piazza di Cafarnao fosse condivisa da altri ufficiali.

Infatti il comandante del plotone di esecuzione al Golgota esprime quest’ammirazione e il comandante romano di Cesarea  Marittima si mette nelle mani di San Pietro proprio per diventare cristiano.

Anche l’Apostolo Paolo, che era anche orgoglioso d’essere cittadino romano, segue le orme di Gesù nel raccomandare l’osservanza del pagamento delle tasse all’Impero e del rispetto dell’autorità romana e perfino dell’autorità di polizia: anzi, è perentorio nel respingere ogni conato di sovversione anche per le regole romane ormai vigenti sul sistema della schiavitù, sicuro che la via da tenere fosse quella del solo fermento spirituale della società.

Il successore di Pietro a Roma è ugualmente inequivocabile nel dovere di sottomissione all’autorità imperiale e della preghiera per la benefica azione delle autorità.

Quando l’avvocato romano Tertulliano (figlio d’un ufficiale romano) solidarizzò con un cristiano fanatico, che aveva rifiutato provocatoriamente una decorazione in nome della fede cristiana, l’Episcopato africano deplorò Tertulliano, perché la decorazione rifiutata era solo un distintivo di virtù militare. E tra i martiri cristiani era comune la distinzione: a Cesare l’onore, a Dio l’adorazione.

Don Ennio Innocenti

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