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Quest’evento, previsto per il 2019, comporterà, dal punto di vista italiano, la candidatura del riabilitato Berlusconi (atto a moderare la critica europea di Salvini e Renzi, il protagonismo di Macron ed Angela Merkel, il succube atlantismo antirusso di altri esponenti), ma – soprattutto – l’evoluzione della politica estera dell’intera Unione Europea.

Infatti ci sono dei nodi importanti da sciogliere, se il Parlamento Europeo, guidato da Tajani, riuscirà ad ottenere l’attenzione dell’organo istituzionale decisivo.

Il primo nodo è quello della politica africana che dovrebbe persuadere gli Stati africani a collaborare più volenterosamente e utilmente con l’U.E.  che con i grandi predatori e sfruttatori neocoloniali.

Il secondo nodo è quello della stabilità del Medio Oriente, dove la tutela turca, russa e iraniana vale più che la minaccia di Trump e dei Sauditi, stabilità che permetterebbe una utile collaborazione europea alla ricostruzione e ad una osmosi ordinata escludendo ogni ombra neocolonialista.

Il terzo nodo è quello del rapporto commerciale euroasiatico con il concordato scambio russo e cinese tramite la zona orientale europea.

E’ possibile, sperabile, anzi, che la Santa Sede abbia l’opportunità di contribuire positivamente allo scioglimento di questi nodi, sia coinvolgendo il Consiglio Episcopale Europeo, sia direttamente, specialmente con l’auspicato evolversi del rapporto con la Russia e con la Cina, tramite l’ecumenismo delle Chiese sia russa sia cinese.

Nei seguenti cinque anni è previsto l’allargamento dell’Unione Europea ad altri sei Stati balcanici (Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania, Serbia, Kosovo, Macedonia); diventando così l’Unione Europea un colosso con una sua moneta unitaria, potrà fronteggiare l’ipotizzata solidarietà finanziaria BRIC, in vista d’una globalità più armonica.

Don Ennio Innocenti

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