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Ho avuto pochi contatti personali con esponenti massonici: fra questi c’è Guglielmo Adilardi, della rete massonica toscana, scrittore versatile, che ora pubblica un “profilo storico” dell’istituzione da non sottovalutare.

Il fenomeno che vede l’associazione di laici con l’esigenza di comunicarsi riservatamente la loro cosmovisione risale, forse, al Quattrocento; assume caratteristiche secolaristiche dopo la pluriforme rivoluzione protestante e prende forma istituzionale nell’Inghilterra anglicano-calvinista del primo Settecento, diffondendosi subito anche in Italia, non senza gravi sospetti da parte della Santa Sede, che ne rifiuta la comunione.

L’autore del libro (Massoneria, società e politica 1717-2017), edito da Pontecorboli (Fi), accreditato dal noto storico piemontese Aldo Mola, è ampiamente conosciuto nella Penisola, come ho constatato io stesso nel Meridione.

L’originalità di questo lavoro è la risposta alla seguente domanda: l’istituzione massonica è nata agnostica e relativistica oppure è nata avendo come perno ideale il concetto di Dio creatore di tutto, condiviso nel cristianesimo? Si risponde categoricamente che la radice ideale è proprio quella abramitica e cristiana.

Si aggiunge: la svolta, la rottura, la corruzione è avvenuta in Francia (e poi in Italia, dove la deviazione è stata ribadita, con la punizione di coloro che volevano la rettifica) ed è vigente.

Si tratta di un libro di appena trecento pagine, che potrebbe essere con molta utilità implementato sia nelle pagine che negli indici, diventando un vero saggio storico.

Purtroppo l’istituzione massonica, dopo tre secoli di vita molto influente nel mondo, non è stata ancora in grado di stabilire i criteri definitivi della propria identità e usa un linguaggio allegorico e antiquato che non aiuta affatto il dialogo e l’intesa possibile sui nobili fini compatibili con Gesù, il quale ha assicurato: Abramo vide il mio giorno ed esultò.

Don Ennio Innocenti

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