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Il Cantico dei Cantici, detto “la perla dell’Antico Testamento”, è stato ininterrottamente interpretato in senso allegorico-mistico dai rabbini, applicandolo alla storia del popolo israelitico, e dai Padri della Chiesa, applicandolo al “nuovo Israele” che aveva riconosciuto e accolto lo Sposo Mistico, il Messia, Gesù.

Neppure l’innovatore Rosmini si era sottratto a questa interpretazione. Solo Barzotti, nel Novecento, l’aveva attenuata con una coerente inquadratura facendo posto anche all’eros umano.

Perciò, nella mia ignoranza, pensavo di essere stato il solo ad insegnare che il Cantico è principalmente erotico, ma che nell’insieme può essere interpretato come sviluppo che dall’eros ascende alla caritas.

Ed ecco la sorpresa: anche Ricciotti, professore all’Università la Sapienza di Roma e celeberrimo autore, fra l’altro, della Vita di Gesù Cristo, libro anche tanto esaltato da Mussolini, aveva dato interpretazione analoga alla mia.

C’è però una differenza: lui fu molto malvisto dalle Autorità Ecclesiastiche per quella interpretazione, che fu soffocata con suo grande dispiacere, mentre io, che ho diffuso ben quattro edizioni della mia interpretazione, facendole anche illustrare da pittori di vario indirizzo, non ho ricevuto il minimo rimprovero dalla stessa Autorità. Evidentemente questa ha capito che l’interpretazione patristica non è sempre vincolante, perché l’allegorismo, pur lecito, è il prodotto di un lavoro umano, non privo di arbitrarietà soggettiva, ossia l’allegorismo è opinabile. Difatti la Commissione Teologica Internazionale (organo consultivo della Congregazione per la Dottrina della Fede) si è lamentata delle frequenti esagerazioni dell’interpretazione allegorica.

Don Ennio Innocenti

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