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Abbiamo da tempo segnalato un cambiamento di tono negli scritti filosofici di Scalfari, più spirituale e ora quasi religioso.

Infatti in uno scritto del 17 giugno scorso riconosce che “le religioni forgiano una nascita e prefigurano un Aldilà che dà un senso alla vita. L’ateo respinge la religione come una verità che non vediamo”.

Affiora in tale scritto l’idea della creazione della vita in senso realistico, “il problema del dopo e quello del prima”, ossia dell’essere che sperimentiamo, “il mistero”, dice Scalfari, del principio e della fine.

Egli giunge così alle soglie del “mistero” che sembra fermo sull’idea dell’energia.

Forse Scalfari non sa che proprio Aristotile sblocca l’idea di energia con quella di Atto, sicché scambia consapevolmente energia e atto, ma quest0ultimo gli consente di concepire un’energia pura, che è solo energia, evidentemente ultramondana, che lo stesso Aristotele chiama Atto Puro, ossia perfezione assoluta di essere.

Questo è l’Aldilà, da cui viene l’aldiquà e perché mai se non perché affiori il desidero dell’Aldilà?

Scalfari dovrebbe porsi questa domanda: E se l’Aldilà si facesse lui avanti per attirare a sé l’aldiquà?.

Questo sì che sarebbe il vero mistero: che l’Infinito voglia amare ciò che ha seminato.

Don Ennio Innocenti

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