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Quello che sappiamo sull’uomo antico lo attingiamo da due fonti.

La prima fonte è la scienza, che parte da alcuni antichi reperti di difficile datazione e attraverso complesse e ragionate ipotesi costruisce un’opinabile narrazione discussa tra gli scienziati. Il più antico reperto umano sarebbe quello detto di Naledi, che risalirebbe secondo alcuni scienziati a circa tre milioni di anni fa, secondo altri a trecentomila. Poi c’è la storia delle glaciazioni e di altre importanti variazioni climatiche, connessa con le migrazioni e le differenziazioni genetiche e culturali dell’uomo. Da questo punto di vista, le prime datazioni abbastanza sicure di importanti società umane ci permettono di risalire a diecimila anni.

L’altra fonte non è scientifica, è religiosa e tramanda antichissime tradizioni religiose: queste partono dalle più remote origine del mondo e dell’uomo e permettono anch’esse delle datazioni che risalgono a cinquemila anni.

La più accreditata fonte religiosa è quella che si rifà alla storia di Abramo, uomo religioso mesopotamico che si trasferisce verso il Mediterraneo; la sua progenie si stabilisce per qualche secolo in Egitto, donde evade per impiantarsi in Palestina, portando con sé la convinzione di Abramo d’un glorioso futuro coinvolgente l’intera umanità.

Da qui la storia di alcuni importanti re e sacerdoti che tramandano questa vocazione storica, ravvivata da famosi profeti (come Elia, Osea, Amos, Isaia, Geremia e, più vicini alla nostra epoca, Malachia, Daniele, Ezechiele). Questa tradizione di re e sacerdoti converge alla fine in Gesù, chiamato significativamente il Cristo, da cui inizia la tradizione religiosa chiamata cristianesimo, che oggi è impiantata in tutti i popoli della terra.

Questo trapianto ha lo scopo di accreditare presso tutti i popoli il messaggio di Gesù riguardante il futuro della umanità, basato sulla fraternità di tutti gli uomini, figli d’un unico Padre, Creatore dell’universo, benevolo per tutte le creature.

Anche il libro della scienza tenta di predire il futuro dell’umanità, ma limitato ai mezzi tecnici del vivere, in quanto la scienza è del tutto ignara delle ragioni del vivere.

Don Ennio Innocenti

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