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Ogni tanto sulla scena del gran teatro del mondo compare un popolo che si infatua di sé e si mette in testa d’avere una speciale missione storica mondiale.

In tempi recenti, ci furono i Tedeschi  ad illudersi di poter diventare guida delle nazioni, forse in grazia del luteranesimo o dell’appartenenza ad una supposta “razza aria”; seguirono gli Statunitensi, anch’essi orgogliosi dell’eredità post-luterana o della loro assai discutibile democrazia; anche i Russi, eredi del mito della “Terza Roma”, si sono messi in testa d’essere la guida del mondo slavo, perché il popolo russo è speciale e perché la Santa Russia è destinata ad unire i popoli cristiani.

Spesso i cristiani russi si dimostrano anticattolici, accusati di essere eretici e soprattutto americanofili. Non è facile smontare tanti pregiudizi, anche se i vertici ecclesiastici hanno assunto posizioni più equilibrate.

Occorrerebbe una osmosi più viva e vissuta tra cattolici e ortodossi russi.

Attualmente le parrocchie cattoliche in Russia non sono neppure cinquecento, sparse in quattro grandi diocesi, ma vivono con non poche limitazioni, per volontà del Patriarcato di Mosca che teme la loro attrazione sulla popolazione ortodossa.

Secondo me gli ortodossi russi non hanno grandi opportunità d’accoglienza tra i popoli slavi, mentre potrebbero ottenere meno difficoltà in Cina.

Don Ennio Innocenti

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