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La comunicazione culturale implica la comunicazione religiosa in quanto la religione è anche cultura. Nel caso del Cristianesimo essa, nel suo nucleo originario fondante, è DioUomo in persona.

E’ però vero che Egli ha accettato di esprimersi in parole umane (limitanti!) che sono cultura. Tramite parole umane, che sono di origine culturale, Egli opera misteriosamente nel ricettore provocando risposte sempre più aperte e disponibili ad ulteriori arricchimenti, spingendo verso convergenze selezionatrici del meglio della cultura umana.

Di qui la direttiva missionaria d’incarnarsi nella cultura e assumere tutto il positivo.

La comunicazione religiosa è destinata ad essere preponderante (l’umanità è religiosa!) ed è proprio questa che può predisporre a sintesi arricchenti (invece delle omologazioni miserande della pretenziosità razionalistica).

La comunicazione scientifica, che annienta giustamente le superstizioni disumane, non pregiudica la comunicazione religiosa, a meno che quella non diventi ideologica e postulatoriamente atea.

Don Ennio Innocenti

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