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La Cina è stata oppressa, schiacciata, per molti anni dal comunismo, che significa illuminismo dispotico, positivismo imperialistico e giurisdizionalismo assoluto: ora, però, il suo sistema politico si sta riformando.

La dirigenza comunista ha infatti ritrovato la cultura tradizionale, l’urgenza dell’adattamento all’epoca presente, il senso della Patria e della solidarietà nazionale.

Senza rinnegare le esigenze di una qualche programmazione e di una autoritaria direzione, i dirigenti cinesi vogliono calare nell’attualità di principi che ritengono irrinunciabili. Perciò anche la religione la vogliono cinese. Da questo punto di vista, dobbiamo ricordarci che il cristianesimo nestoriano non fu ritenuto incompatibile, mentre il buddismo fu percepito come dannoso. Anche il cattolicesimo gesuitico del ‘500-‘700 fu positivamente stimato.

Bisognerà ora vedere che arte cultuale e rituale i cattolici cinesi riusciranno a proporre. I Cinesi vorranno essere confermati nei limiti di competenza, ossia nella valutazione della povertà e del servizio sociale, dell’interiorità e della giusta eguaglianza, della giustizia, dell’umanesimo odierno, del dialogo.

Alla fine si domanderanno: conviene alla Cina accettare Gesù? Dovranno convincersi che il cristianesimo renderà la sua popolazione migliore.

Certo aspettano anche di vedere come evolveranno i rapporti della Santa Sede con gli Stati Uniti e con il liberalismo galoppante.

Don Ennio Innocenti

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